Ricordo in una strada brulicante di vita e di grida gioiose. Erano gli anni 50’, quando la maggior parte dei bambini camminava scalza in estate e aspettava il passaggio dell’autobotte, in piazza regina Margherita, per tuffare i suoi piedi nella fresca acqua sgorgante dalla pompa…quando si giocava e ci si divertiva con quei giochi di cui si e’ persa la traccia.

In quei medesimi anni, in via Mastropaolo, al n.63,in quella via allora brulicante di vita e di grida gioiose, una anziana “mescia”, in possesso del prezioso titolo di studio della II elementare, faceva doposcuola agli alunni della scuola elementare: uno scarno tavolo in legno non dipinto e traballante, sedie in paglia consumata, su cui sedevano una decina i bambini, con le loro cartelle in cartone pressato nella migliore delle ipotesi, i portapenne contenenti pennini e stilo, qualche quaderno dalla nera foderina con i fogli caratterizzati dalle “orecchiette”, rimasugli di gomme da cancellare sporche di inchiostro, mozziconi di matite, “carte assorbenti” piene di buchi e macchiate di olio, il puliscipennino di osso di seppia… il fabbisogno per poter fare i compiti, perche’ in quell’epoca era prioritario “Fare i compiti”.

In una atmosfera di religioso silenzio, la figura di “mescia Marietta” dominava la scena. Nelle sue mani, “lu vinchiu”… di legno ancora non secco ma verdeggiante, quell’arma che era più convincente di tante parole e più persuasiva di tante raccomandazioni. In quella casa ed in quella stanza, i bambini imparavano la poesia semplicemente per terrore,scandivano la divisione delle Alpi (Graie,Cozie, ecc.) per paura, studiavano la Storia per il timore di”provare sulla pelle e sulle nocche delle mani” quanto poteva far male un legno ancor tenero e dolce.Aveva molto successo come “educatrice” la nostra “Mescia Marietta” e la stanza era sempre piena di bambini: quel “vinchiu” tra le mani e la scioltezza ed abilità con cui lo maneggiava ed indirizzava verso quei pochissimi che, temporaneamente e per poco, erano refrattari alla lezione, era il miglior viatico per quel successo scolastico che convinceva le famiglie a bussare sempre a quella vetrina di via Mastropaolo n. 63.

A distanza di decine di anni,ho incontrato molti di quelli scolari:non una parola di accusa, ma solo rimpianto e nostalgia, non solo per la fanciullezza ormai persa negli angoli della vita , ma, soprattutto, per il sistema educativo adottato che (udite udite!!!!) potrebbe dare qualche (mi limito) punto a quelli cosiddetti moderni.