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Fu l’unico artigiano/artista (sempre labilissimi i confini tra questi due termini, impalpabili e lievi come il volo di una farfalla, pesanti e grevi come il passo di un elefante) di Grottaglie a portare avanti la tradizione dei fischietti nel periodo del secondo dopo guerra, momento della decadenza di questi oggetti come giocattoli tradizionali e fino alla loro riscoperta da parte dei collezionisti negli anni ‘80.

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Fu chiamato”fischiettaro”, in senso dispregiativo e sprezzante, da un altro ceramista del tempo, ma ora le sue opere (questo tempo è sempre galantuomo) a fiato sono conservate al Museo delle Arti di Roma ed in molte collezioni private.
Aggiungo che ebbe nelle mani e nella testa anche il dono della modellazione della creta e della relativa decorazione, basti vedere la sua molteplice produzione.

Dice uno dei figli, Oronzo Mastro,a proposito dei fischietti: “Molti soggetti, come il carabiniere e il marinaio, servivano a sbeffeggiare il potere. Poi c’erano personaggi come il pulcinella, il gobbo, il pancione e vari animali come il gallo ed il maialino. C’era anche un’ocarina – anche se non era un’ocarina che poteva dare molti suoni – e le trombe di San Pietro. Le facevano allora per San Pietro, il 29 giugno, e i ragazzini andavano in giro per Grottaglie a spernacchiare con questi fischietti.

Il medesimo ricorda un aneddoto curioso: “Tanti anni fa, durante la mostra della ceramica di Grottaglie, si presentò da mio Padre questo tizio e disse: “siete lei il signor Mastro?” E Papà rispose: “Si, sono io. Cè vuoi, Piccì?” E lui: “devo denunciarla per oltraggio all’Arma”. Era un grottagliese che aveva visto i fischietti con i carabinieri e si era scandalizzato. Si era anche comprato la prova del reato: arrivò in bottega con dei fischietti e inizio a dire: “Lei ha messo il fischietto in quel posto al carabiniere…”. E mio padre rispose: “Ascolta, se vai dai carabinieri, ne trovi uno anche sul tavolo del maresciallo. E poi ho messo il fischietto in culo ai balilla durante la guerra, per cui adesso non rompermi l’anima con queste sciocchezze!

Sono ormai quattro le generazioni dei Mastro, è scritto in un articolo in rete che ho trovato, che hanno dedicato la loro vita all’argilla. E c’entra molto anche Grottaglie – città dove hanno vissuto e lavorato almeno dalla metà dell’800 – e che è in tutto il mondo sinonimo di ceramica. Eppure tutto questo appare ancora riduttivo finchè non si parla con con Oronzo e Marcello Mastro – la quarta generazione di ceramisti della famiglia. Solo sentendoli raccontare del proprio lavoro o della storia della bottega di famiglia ci si rende conto dell’amore profondo che li lega alla professione imparata fin da bambini dal proprio padre, o della devozione con cui hanno conservato storie e cimeli di famiglia. Questo non vuol dire che il rapporto tra i Mastro e la terracotta sia stato solo di soddisfazioni e successi”.

Un plauso finale personale ai figli (degni di questo nome) di questo ceramista che nei giorni scorsi lo hanno ricordato con una mostra e manifestazioni collegate (purtroppo, sono impossibilitato ad esserci), a dimostrazione di una lodevolissima “pietas” e devozione filiale che si va sempre più assottigliando.

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