Posso ben dire che per alcuni dei componenti della famiglia, la ceramica diventa una ragione di vita, quasi come se, generazione dopo generazione,il padre trasmettesse ai figli il legame con la terracotta insieme al corredo genetico.

Ed è questo il caso della famiglia Mastro. Oronzo Mastro: “Molti soggetti, come il carabiniere e il marinaio, servivano a sbeffeggiare il potere. Poi c’erano personaggi come il pulcinella, il gobbo, il pancione e vari animali come il gallo ed il maialino. C’era anche un’ocarina – anche se non era un’ocarina che poteva dare molti suoni – e le trombe di San Pietro. Le facevano allora per San Pietro, il 29 giugno, e i ragazzini andavano in giro per Grottaglie a spernacchiare con questi fischietti.”
Rispetto a quella che è probabilmente l’iconografia del fischietto più diffusa in assoluto – quella che raffigura il carabiniere – Oronzo Mastro ricorda un aneddoto curioso:“Tanti anni fa, durante la mostra della ceramica di Grottaglie, si presentò da mio Padre questo tizio e disse: “siete lei il signor Mastro?” E Papà rispose: “Si, sono io. Cè vuoi, Piccì?” E lui: “devo denunciarla per oltraggio all’Arma”. Era un grottagliese che aveva visto i fischietti con i carabinieri e si era scandalizzato. Si era anche comprato la prova del reato: arrivò in bottega con dei fischietti e inizio a dire: “Lei ha messo il fischietto in quel posto al carabiniere…”. E mio padre rispose: “Ascolta, se vai dai carabinieri, ne trovi uno anche sul tavolo del maresciallo. E poi ho messo il fischietto in culo ai balilla durante la guerra, per cui adesso non rompermi l’anima con queste sciocchezze!

Per provare a spiegare la forza di questo legame bisogna anzitutto dire che sono ormai quattro le generazioni dei Mastro che hanno dedicato la loro vita all’argilla. E c’entra molto anche Grottaglie – città dove hanno vissuto e lavorato almeno dalla metà dell’800 – e che è in tutto il mondo sinonimo di ceramica. Eppure tutto questo appare ancora riduttivo finchè non si parla con con Oronzo e Marcello Mastro – la quarta generazione di ceramisti della famiglia. Solo sentendoli raccontare del proprio lavoro o della storia della bottega di famiglia ci si rende conto dell’amore profondo che li lega alla professione imparata fin da bambini dal proprio padre, o della devozione con cui hanno conservato storie e cimeli di famiglia. Questo non vuol dire che il rapporto tra i Mastro e la terracotta sia stato solo di soddisfazioni e successi.

Molti sono stati i momenti difficili, ma paradossalmente le avversità sembrano avere solo rafforzato la passione dei Mastro per il loro mestiere. Tanto che se si potessero riassumere due secoli di storia famigliare in una sola parola questa sarebbe “caparbietà”: la caparbietà con cui ieri come oggi hanno portato avanti la loro professione di fronte a tante difficoltà; e anche la caparbietà – della quale gli appassionati di ceramica sonora devono essergli particolarmente grati – di aver salvaguardato la produzione dei fischietti anche nei decenni in cui a Grottaglie sembravano essere stati dimenticati da tutti. Molto legato alla produzione di fischietti fu anche Giovanni Mastro, figlio di Oronzo. Si trattò anzi dell’unico artigiano di Grottaglie a portare avanti questa tradizione nel periodo che va dal secondo dopo guerra, momento della decadenza dei fischietti come giocattoli tradizionali, fino alla loro riscoperta da parte dei collezionisti negli anni ‘80.

Oronzo Mastro: “Era l’unico a Grottaglie a fare i fischietti. Tanto è vero che durante una riunione di ceramisti Papà prese la parola per dire qualche cosa, e un suo collega ceramista lo tacitò dicendo: “citto – ovvero zitto – fischiettaro!” Fu chiamato “fischiettaro“ proprio perché era l’unico a livello di botteghe ceramiche a fare questi fischietti. Allora ci rimase amareggiato, dopo di che divennero tutti fischiettari! E questo grazie a Carella, che inventò la rassegna di Ostuni. E tutti si misero a fare fischietti. A un certo punto tutti i clienti cercavano fischietti, e c’è gente che ci si è fatta veramente i soldi. Ma facendo cose secondo me obbrobriose: facendo queste cose ridondanti, prive di gusto, hanno snaturato completamente i fischietti.”

Il racconto di Oronzo Mastro ci fornisce un affresco vivido riguardo alla durezza del mestiere degli operai nelle botteghe artigiane. Avendo lavorato da ragazzino come apprendista nella bottega del padre, egli ha fatto in tempo a conoscere la realtà di una bottega prima dell’arrivo delle tecnologie, che ne hanno trasformato la natura ed hanno contribuito ad alleviare la fatica degli artigiani.