Santuario di San Francesco de Geronimo
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Una cupola leggera e luminosa in tutto il suo fascino e in tutta la sua sacralità, ovunque si guardi, tra terra e cielo, di giorno o di notte.

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La cupola nasce come metafora della volta celeste, ponte tra l’uomo e l’altro mondo e le sue maioliche sono la bella miniatura dell’universo, nel suo ordine e nella sua bellezza. Il tamburo a cerchio rappresenta la perfezione, la compiutezza, l’unione, ciò che non ha rottura e cesura. Emblema tradizionale di ciò che non ha inizio né fine, formato da una linea unica le cui estremità si ricongiungono per annullarsi l’una nell’altra. Le cupole rivestite con formelle policrome in maiolica, arricchiscono con i loro cromatismi non solo l’opera cui appartengono, ma anche il contesto urbano nel quale sono inseriti, creando paesaggi ravvivati da scintillanti riflessi di luce. «Rotundis naturam in primis delectari»: che in natura “prevalga la forma circolare” è evidente, secondo Leon Battista Alberti, «da tutto ciò che nell’universo dura, si genera o si trasforma». Circolari sono l’orbite, le stelle, gli alberi, gli animali e, significativamente, i loro nidi. Tutte le cose più importanti, sembra dire l’Alberti, la natura le ha volute rotonde. Cavità mistica, specchio dell’universo, piccolo cosmo, coppa rovesciata, la cupola è come un vaso risuonatore che contiene, e amplifica, gli aneliti religiosi. essa contiene, concava, la pressione umana verso la trascendenza e accoglie sulla sua superficie tesa, come una convessa mediazione, il discendere del divino sulla terra. in una ascesi laboriosa capace di fondere spirito e materia, idea e forma: il trionfo della cupola è – da sempre – spirituale e tecnico a un tempo. Ed ecco la capacità degli architetti di costruire vaste cupole per cui il simbolismo di questa forma cosmica si combinerà con quello dell’astro supremo, con quello del Dio, e ben presto con il simbolismo del Cristo. La cupola viene di solito impostata su piante circolari o poligonali con la presenza, secondo i casi, del tamburo (piano d’imposta elevato a struttura portante) e della struttura di raccordo costituita dai pennacchi; più raramente si trovano cupole su piante ellittiche (semiellissoidi).

Tra le molteplici tipologie di formelle, che assumono forme e denominazioni diverse al variare delle località di produzione e d’impiego, particolarmente interessanti sono le scandole adoperate per realizzare le cosiddette coperture “a squame”. Esse hanno una particolare conformazione, lievemente rastremata verso l’alto e dal profilo semicircolare nella parte inferiore che meglio ne permette l’affiancamento e ne favorisce l’adattamento alle superfici curve. Magistralmente disposte a formare, con un abile gioco di sovrapposizioni, trame policrome di forte attrattiva visiva, le squame ben si offrono a ricoprire le superfici delle cupole.

L’utilizzo di squame maiolicate per ricoprire e abbellire cupole e campanili è riconducibile alla seconda metà del XVI secolo, la produzione arriva fino a tutto il XIX secolo,come in questo caso grottagliese. Potrei dire che storia,arte,religione e società formano un connubio perfetto!

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