Siamo nell’atrio contiguo alla sacrestia della nostra Chiesa Matrice a Grottaglie.

Ecco una bellissima scultura rinascimentale a cui sono legati molti miei ricordi , quando, da “aspirante maggiore” e “servitore” della messa in latino mi intrattenevo vicino ad essa con gli altri amici.

E’ un Cristo Morto, raffigurato in un atteggiamento composto e compassato, freddo perché la medesima pietra è fredda, con a fianco due angioletti in atteggiamento orante. La smorfia del Cristo è di dolore ma, nello stesso tempo, lascia trasparire l’ineluttabilità del Suo sacrificio per la redenzione e la salvezza dell’umanità tutta.

Sacrificio ampiamente previsto nelle sacre scritture dei profeti! Ed infatti la morte di Gesù esaudisce, in particolare, la profezia del Servo sofferente.
E cos’é la morte del Cristo se non la fecondità del chicco di grano che, gettato nella terra, se muore produce molto frutto (Gv 12,24-32)?

In verità, in verità vi dico: se il chicco di grano caduto in terra non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto. Chi ama la sua vita la perde e chi odia la sua vita in questo mondo la conserverà per la vita eterna. Se uno mi vuol servire mi segua, e dove sono io, là sarà anche il mio servo. Se uno mi serve, il Padre lo onorerà”..

Probabilmente l’opera risale al secolo XVI ed é in pietra calcarea. In bella evidenza i fori dei chiodi sulle mani del Redentore.

L’iscrizione in basso in tipico “carattere lapidario romano”: Gesù Cristo!

Ribadisco, ancora una volta, che l’arcivescovo del tempo, Giacomo D’Atri fu colui che diede inizio ai lavori per la costruzione della Chiesa Matrice, 1379: lo stesso arcivescovo che cinse il nostro paese di mura e dette origine al castello. Pare che non vi siano dubbi sul fatto che in precedenza vi fosse una chiesa più piccola:la popolazione era soggetta ad una “baronia” ecclesiastica dei religiosi tarantini, a seguito di una donazione dei Normanni.