Io appartengo a quella generazione a cui è stato vietato di parlare in dialetto, sia nella scuola, che in casa e nelle relazioni sociali: fortunatamente, dopo tanto tempo, la situazione è cambiata e il dialetto è risorto, riabilitato a lingua con la sua dignità, il suo splendore ed il suo valore intrinseco e fondante.

Il dialetto è una lingua

Con questo termine (greco διάλεκτος che significa… “lingua”) noi appelliamo oggi quell’ idioma caratteristico e precipuo di una comunità che occupa ed abita un’area geografica e territoriale delimitata e che è tramandato in forma prevalentemente orale, con qualche rara eccezione di codificazione scritta. Esso è certamente patrimonio culturale dell’umanità, in quanto fondatore e partecipante all’identità di ogni comunità.

Rappresentando la nostra identità, le nostre radici, la nostra cultura, esso deve essere tramandato e mai chiuso nella muffa del passato e del trascorso. Oggi possiamo essere globalizzati, cittadini del mondo, cosmopoliti pur conservando le nostre origini e le nostre tradizioni.

Il dialetto forma e costruisce le parole, riesce e ci permette di partecipare all’idea prima ancora di condurla in forme razionali e codificate , alcune volte armonizzando, altre volte indurendo il concetto base. Esso è l’espressione di un popolo, è come quel vestito che calza a pennello e confezionato dall’impareggiabile maestria del sarto di una volta, è come una superficie spugnosa e non refrattaria che assorbe fatti, episodi, luoghi, persone e che restituisce i medesimi fatti, episodi, luoghi, persone con profilo e identità precisi, ma soprattutto con un’anima.

Amare e tramandarlo il dialetto

Amare il dialetto nel nostro incedere quotidiano , parteciparlo ai nostri figli, significa amare noi stessi, significa essere possessori di una grande eredità: l’eredità della nostra storia.

E’ assodato che esso possiede una forza espressiva e descrittiva genuina, immediata, fresca che sgorga dal suo naturalismo; è lo strumento che meglio esprime anime, caratteri, situazioni, sentimenti, valori, culture, speranze, con cui ripercorrere e riscoprire i tratturi di quella memoria drasticamente inquinati dalla frenetica ed insulsa modernità attuale.