In questo quadro di Gaspare Mastro una visione per me da sogno, che colpisce il cuore e la mente di chi ha un po’ di anni sulle spalle.

Il braciere con la”cinisa in primo piano e il quadro di S.Lucia sullo sfondo, indicano un mondo troppo presto scomparso per far posto a quello attuale ove tante cose belle sono andate vie e,tra queste,anche la tenerezza e la capacita’ di intenerirsi.
Ed i due quadri sulla sinistra, certamente i genitori, ad indicare quella che Quasimodo chiamo’ la “religione della memoria” ovvero l’affetto e l’amore per chi ti ha dato la vita ed il sacrificio. I colori si confanno al tema, pastosi e tenui nello stesso tempo, morbidi ed ovattati nell’avvolgere tutti gli oggetti della stanza, corposi nello stendere su di loro un velo di protezione, quasi ad impedire la loro fuga nel tempo. Un mondo cristallizzato, onirico, mitologico e di fiaba, che ricorda una fanciullezza trascorsa troppo velocemente e, forse,non apprezzata,allora, alla maniera giusta: una vena di tristezza che accompagna la visione e prende lo spettatore, perché come verseggiava il mai troppo lodato M.I. D’Amuri “ i ricordi sono sempre tristi che’ tali li rende la lontananza nel tempo“.

La cucina monacale e l’immancabile “palettino”,lo “stipo”, la sedia di paglia,il letto con i materassi di lana, i quadretti stampati al muro:povere piccole cose, che guardano i due personaggi chiusi nel gesto immortale della tenerezza,nella mano che sfiora il volto tanto amato e tanto raggrinzito:non c’e’ bisogno di alcuna parola, il silenzio e’ la voce piu’ squillante, il silenzio che vede,ascolta e fa giustizia di tutte le scelleratezze ed idiozie umane. E la vetrina? Umanizzata e piena di calore, come loro!Uno spaccato di tanti anni fa, di calore e di decoro!

Come posso, proprio io, non ricordare l’eterna favola di Filemone e Bauci, i due coniugi di ovidiana memoria, tante volte ricordata ai miei studenti, ricchi dentro, perche’ è l’amore che li sosteneva, li confortava facendo di loro un corpo e un’anima sola? Essi espressero a Giove, re degli dei,il desiderio di poter chiudere gli occhi nello stesso momento, in modo da non vedere la morte del compagno e della compagna di tutta una vita.

E Giove, commosso, li esaudi’:nel momento della morte Il buon Filemone fu infatti trasformato in quercia e la mite Bauci in una florida pianta di tiglio.
E da allora, per l’eternita,’ vissero vicini…

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