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Prima di leggere, toccate ferro o altro (gesto apotropaico), perché come diceva il grande Benedetto Croce “non è vero ma…ci credo”!

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Un grazie, innanzitutto, all’avv. Michele Mirelli che ha postato questa foto qualche tempo fa sul suo profilo di facebook e sono certo che mi perdonerà per il “furto” iconico.

Essa ci mostra un corteo funebre che, forse , è relativo a qualche componente dell’Ordine delle Suore Stimatine di Grottaglie, vista la loro nutrita presenza dietro al feretro.
O, probabilmente, e’ di qualche persona “abbiente” grottagliese: la quantità degli “orantes” religiosi che intervenivano era commisurata sempre alle possibilità economiche e alla visibilità che la famiglia facoltosa intendeva attribuire al funerale. Più denaro, più persone.
Nella foto, per me molto suggestiva ed inquietante, direi macabra, vediamo, anche, sullo sfondo, un pezzo di come fosse la nostra bella piazza R.Margherita prima dello scempio perpetrato a suo danno.

Di chi sia la foto? Non lo so! Azzardo un nome: ”premiata ditta de Vincentis”, specificando che la medesima è relativa agli anni ’40/50 del secolo scorso.
Nell’Elenco Urbano dei Beni Architettonici del nostro comune leggo che, come tutti i cimiteri italiani, “quello di Grottaglie fu realizzato all’inizio dell’Ottocento durante il periodo napoleonico”. Infatti secondo l’editto di Saint Cloude, (correttamente: Décret Impérial sur les Sépultures) del 1806 voluto da Napoleone, le sepolture dovevano avvenire fuori dall’abitato. Dopo la costruzione del primo nucleo subì una serie di interventi di ampliamento documentati in un interessante carteggio conservato nell’archivio storico comunale.

A Grottaglie in questo periodo si affermò un nuovo ceto egemone agrario che si
distinse nella vita civile e politica rendendosi protagonista della maggior parte delle
committenze artistiche di palazzi, ville, casini e cappelle. Parallelamente ai cambiamenti politici e sociali si affermò un nuovo stile artistico, soprattutto in architettura; fondato sulla giustapposizione dei vari stili, un linguaggio architettonico che, secondo Camillo Boito, recupera “ogni vecchia architettura, dall’egiziana alla quarenghiana” poiché ognuna di esse “ha qualcosa di buono, e però è d’uopo scegliere e accozzare”. L’esempio di questo eclettismo architettonico, al quale si affianca qualche modello in stile neoclassico, è ampiamente documentato nelle numerose cappelle gentilizie che adornano il primo nucleo del cimitero comunale”.

Deformazione professionale: la parola “cimitero”? Semplicemente dal greco “κοιμητήριον” ovvero “luogo di riposo o del dormire”.

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