Lupo Gennaro Pittore 1877 1946
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Gennaro Lupo era soprannominato “Cataruezzulu“, che nel nostro vernacolo significa “rigatone”, dal momento che era una buona forchetta.

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Con Ciro Fanigliulo e Francesco Paolo D’Amicis è tra i maggiori esponenti della cosidetta Scuola pittorica grottagliese. Nato a Grottaglie il 30 marzo1877 da Carlo e Maria Filomena Corrente, anch’egli è allievo di Agesilao Flora, dal quale apprende soprattutto i segreti dell’affresco. È tra i primi a frequentare la regia Scuola d’Arte di Grottaglie dove, nel 1894, ottiene il diploma. Insegna negli anni della giovinezza a Maglie, Galatina e poi a Grottaglie. A 23 anni, nel 1900, vince il concorso indetto dal Museo Artistico Industriale di Roma, per la decorazione del soffitto della Chiesa Madre. Egli propose e realizzò tre medaglioni nei quali venivano effigiati l’apoteosi di San Francesco De Geronimo, la Madonna di Mutata e al centro la SS.Eucarestia. Nel 1924 si sposa con Giuseppina Piergianni dalla quale ha due figlie, Anna Maria Vittoria detta Ninì e Maria Filomena. Sempre nel 1924, per necessità s’iscrive al Fascismo.

Presepista doc, tra gli altri numerosi incarichi che Gennaro Lupo ricevette, negli anni successivi, ricordiamo quelli di decorare la chiesa di Santa Chiara. La sua attività di insegnante si conclude a Penne (Pescara). Durante la guerra molti americani hanno acquistato le sue tele. Muore il 3 agosto 1946. In un articolo tratto dalla”Gazzetta delle Puglie” del 18 giugno 1930, in riferimento ad una mostra tenuta a Taranto insieme a Francesco D’Amicis e Ciro Fanigliulo, tra l’altro si dice che “Gennaro Lupo nelle sue opere sfoggia una tecnica piena di garbo e di equilibrio e una attentissima varietà di tonalità. Delizioso in alcuni paesaggi resi con tocchi sobri, vividi, spigliati, riesce anche piacevole nella rappresentazione dei vari aspetti, delle molteplici tinte, dei vaghi riflessi delle nostre marine.”

Nel 1996, in occasione del 50° anniversario della morte è stata pubblicata una monografia a cura del prof. Giovangualberto Carducci e Daniela De Vincentis. In questo catalogo delle opere di Lupo scrive la figlia Ninì: “Le sue mani erano fatte per l’arte. Iniziò il suo meraviglioso lavoro di pittore copiando la natura, rubando i vividi colori al prato, al cielo, agli alberi, ai monti e alle colline… Quanti bravi pittori grottagliesi sono nati dai suoi consigli… gioviale e allegro, amava la famiglia, la natura, gli animali, soprattutto i gatti… sì i gatti:in casa ce n’era sempre uno che era coccolato con tanto amore e con tante leccornie… Amava le passeggiate con l’immancabile amico pennello… egli era un credente, un cattolico osservante, fermamente convinto nell’esistenza di Dio“.

Sue opere si trovano in case gentilizie, presso la Provincia di Taranto, la Camera di Commercio di Taranto, il Comune di Grottaglie e in Prefettura. All’interno della tomba del cimitero di Grottaglie che presenta all’ingresso due meravigliosi elefantini stilobati, si legge un’epigrafe scritta da sua cognata Virginia Piergianni. In essa si ricorda l’”artista del pennello
che arricchì con la sua arte straordinaria la città di Grottaglie.

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