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In un mondo frenetico, caratterizzato dalla velocità in tutte le sue componenti e dove ciò che stamattina è buono, questa sera è già obsoleto, ecco un mestiere scomparso, tra i tanti.

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E’ solo un mio flash back del passato, di un rivedere, o CREDERE di rivedere con gli occhi della memoria, scene della vita di Grottaglie quando, da bambini, ci stupivamo per qualche “acquarulu”,con la “minzana” sulle spalle che ancora girava per le strette vie del paese.

Prima dell’acquedotto del Sele (1916) c’erano pozzi nelle case e nel territorio grottagliese.
I più umili si fornivano da soli, le classi più abbienti pagavano gli “acquaruli”.
Naturalmente, per questioni di età, io non ricordo i pozzi di cui trattasi ma so che alcuni erano ubicati su via Matteotti (piazza principe di Piemonte) ed altri presso i Frati Minimi e la stazione ferroviaria.

Quelli che ricordo, ma ampiamente diluito in un sogno, sono “li pitali d’acqua”, in casa di mia nonna Vita Battista: panciuti recipienti che conservavano l’acqua per l’uso quotidiano della famiglia, bene prezioso.

A Grottaglie le fontane pubbliche iniziarono la loro “benefica” opera nel 1916, mentre ci fu una tremenda siccità nel 1914.

 

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