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Una bella foto, marchio De Vincentis, fine anni ’50:”sobbra alli scaluni” di una qualsiasi casa ed edificio, potevi vedere ed incontrare un ragazzino che giocava e passava il tempo, usando qualcosa che era infinita e di cui tutti noi abbondavamo ed eravamo in possesso, cioè la fantasia e l’immaginazione.

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E tutti le avevano, perché esse non si potevano comprare. Bastava chiudere gli occhi ed ecco il tutto per poter sorridere e divertirsi!

Come si legge frequentemente in rete: “Si era usciti da una guerra disastrosa e folle ma la gente però non si è mai arresa e con grande coraggio ha alzato la testa, lavorando sodo per la rinascita. La vita doveva continuare e anche il gioco ebbe un ruolo importante facendo sviluppare la creatività e l’ingegno. Anche qui, come in tutte le società povere, i bambini si costruivano da soli i loro giochi con i materiali che c’erano adisposizione e la fantasia diventava la materia primaria. I giochi si facevano prevalentemente per strada o nei tanti spazi che la natura concedeva, c’era il piacere di fare parte del gruppo di mettersi alla prova riuscendo a superare le difficoltà.
Oggi i giochi sono prodotti dalle industrie, la Tv e il computer hanno ucciso la creatività dei ragazzi, eliminando i segni educativi del gioco: il movimento, la comunicazione, la fantasia,l’avventura, la costruzione, la socializzazione.

Un tempo con poco si sopravviveva alla noia, oggi purtroppo ciò non avviene più, come, a causa dell’aumento del benessere e del traffico non si gioca più nelle strade e i giochi tradizionali continuano a vivere solo nella memoria dei più anziani”.

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