Omaggio ad uno dei più bravi pittori locali, dalla pennellata pulita (aggettivo da non confondere con “semplice”) e brillante. Figlio di Domenico Vincenzo e di Maria Concetta Urselli, nasce a Grottaglie nell’aprile del 1912, in via Coccioli 3.

Da giovanissimo si dedica alla pittura e nel 1935 si iscrive al liceo artistico di Roma dove si diploma nel 1939 sotto la guida del prof. Agesilao Flora. Si sposa nel giugno del 1940 con Rina Neri.ed e’ allievo del pittore Fausto Vagnetti. Dal 1947 al 1956 svolge l’attività di scenografo a Buenos Aires, nel famoso Teatro “Astral” della celebre attrice Emma Gramatica. Nello stesso arco di tempo vive con successo un’esperienza con Aldo Fabrizi presso la “Casa del Teatro”e la“Scalera Films”. Si trasferisce, quindi, a Roma con la famiglia, legandosi ai pittori romani ed esprimendosi nella pittura in senso accademico e disegnativo, in una serie di ritratti e paesaggi romani. I quadri dipinti in quel periodo sono acquistati da uomini politici e dalla nobiltà romana e dipinge il suo unico acquarello “Donne romanesche con l’acqua del Tevere”(1957). Ritorna a Grottaglie, accanto alle sue nature morte, facendo entrare nei suoi temi i contadini martinesi e, nelle tele, il paesaggio natio. Tutti i suoi quadri conferiscono fama e fortuna al pittore.

Il 10 maggio del 1989 vince il 1° Premio Internazionale “Giorgio Vasari – I grandi dell’arte. Da Cimabue al ‘900” e l’Istituto d’Arte Contemporanea di Milano scrive di lui: “I paesaggi di Arces hanno distanze misurabili ad occhio nudo, come visioni di finestre reali. I ritratti nascondono il carattere nello sguardo degli occhi…Le nature morte si pongono alle soglie dell’impressionismo vero e proprio. I soggetti, trattati con toni naturali,hanno colori brillanti, ricchi di sfumature luministiche. La luce vibra ed è resa corporea tra pennellate e pennellate, vista da due occhi che si riducono durante la composizione a fessure. Nelle sue nature morte, compare la cultura di base, quella popolare ed arguta del provinciale che non rinnega il passato, ponendo delle cretaglie di alcun valore a memoria dell’artigianato locale”.

Scrive di lui il suo allievo Eupremio Occhibianco: “Nell’albero di ulivo antropizzato Annibale Arces vide la natura femminile della donna; soleva dire che farsi l’autoritratto porta sfortuna, perché è come firmarsi la propria stessa morte;… leggeva il destino nelle mani e commentava che nei solchi sparsi incomincia e finisce la nostra vita. Arces ha strizzato sulla tavolozza migliaia di tubetti di colore ad olio dai quali hanno preso forma i suoi fagiani, il fazzoletto rosso dei contadini, le ceste di vimini e le ceramiche”.

Muore il 29 marzo del 1994. Nel decennale della sua morte il Comune di Grottaglie lo ricorda con una bellissima mostra comprendente tutta la sua vita artistica.