Nuovo stadio D'Amuri
Nuovo stadio D'Amuri
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A Grottaglie cresce l’attesa per la riapertura dello stadio Atlantico D’Amuri, completamente riqualificato in vista dei Giochi del Mediterraneo 2026. Nei giorni scorsi il sindaco Ciro D’Alò ha mostrato con orgoglio immagini e video della struttura rinnovata: nuovo manto erboso in crescita e allestimento, impianti modernizzati, spazi adeguati agli standard richiesti per ospitare gli allenamenti degli atleti internazionali che arriveranno sul territorio in occasione della manifestazione.

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Un’opera importante. Imponente. Simbolica.

Ma proprio perché importante, oggi forse è arrivato anche il momento di iniziare a porsi alcune domande sul futuro reale di questa struttura. Domande legittime, che non vogliono essere polemica, ma riflessione pubblica.

Perché se da un lato è giusto celebrare la rinascita di uno stadio storico, dall’altro è inevitabile chiedersi: quale sarà il destino concreto dell’“Atlantico D’Amuri” dopo il taglio del nastro?

Già prima dell’annuncio ufficiale dell’imminente inaugurazione, aveva suscitato curiosità un post social che promuoveva un campus tecnico calcistico proprio sul nuovo manto erboso. Un dettaglio che ha immediatamente acceso il dibattito tra appassionati e addetti ai lavori: chi utilizzerà davvero il nuovo stadio? Con quali regole? E soprattutto: chi lo gestirà?

Perché una struttura pubblica di questo livello non può essere semplicemente “assegnata”, ma dovrà necessariamente seguire quanto previsto dalla normativa in materia di gestione degli impianti pubblici. Questo significa che sarà indispensabile una procedura pubblica ad evidenza pubblica — quindi un bando — attraverso il quale individuare il soggetto gestore sulla base di requisiti tecnici, sportivi, organizzativi ed economici ben precisi.

In sostanza, sarà il progetto ritenuto più valido a determinare chi avrà la possibilità di gestire una struttura così importante per la città.

Ed è qui che emerge il primo grande interrogativo.

Ad oggi, a livello agonistico, l’unica realtà calcistica cittadina presente in un campionato federale è la United Grottaglie, matricola impegnata nel campionato di Terza Categoria. Una società che, tra enormi difficoltà logistiche ed organizzative, ha cercato di portare avanti la propria attività nonostante l’assenza di impianti disponibili in città.

Di fatto, senza l’impegno della United Grottaglie, in questa stagione il calcio agonistico federale a Grottaglie sarebbe praticamente scomparso.

Con l’“Atlantico D’Amuri” chiuso per lavori e il campo della 167 che per lungo tempo non risultava omologato, la società è stata costretta addirittura a disputare le proprie gare a San Marzano, pur di garantire continuità sportiva e permettere alla città di mantenere almeno una rappresentanza calcistica nei campionati FIGC. Solo successivamente è riuscita a recuperare il campo della 167, comunque in terra battuta e non omologato per le gare in notturna.

Una situazione che rende ancora più interessante la riflessione sul futuro utilizzo della nuova struttura.

Perché non c’è solo il campo da calcio. C’è anche la nuova pista di atletica, altro elemento centrale del progetto di riqualificazione. Ma anche qui sorgono interrogativi legittimi: chi potrà utilizzarla? Sarà accessibile liberamente ai cittadini? Verrà affidata ad associazioni sportive? Ci saranno orari pubblici o utilizzi esclusivi?

E soprattutto: anche per la gestione della pista e degli spazi annessi si procederà attraverso un bando pubblico?

Sono domande che oggi molti cittadini e sportivi iniziano a porsi, soprattutto considerando il valore economico dell’intervento e la rilevanza strategica che la struttura avrà nei prossimi anni.

Ed è qui che nasce una riflessione ancora più ampia.

Nuovo stadio D'Amuri
Scorcio della pista di atletica nel nuovo stadio D’Amuri

Uno stadio con manto in erba naturale, soprattutto se nuovo e da preservare, difficilmente può essere sfruttato ogni giorno. Per tutelare il terreno di gioco, infatti, è plausibile immaginare un utilizzo limitato alle gare ufficiali domenicali o a pochi eventi selezionati. Gli allenamenti quotidiani, molto probabilmente, dovrebbero svolgersi altrove, magari al campo “Savarra”, anch’esso interessato da interventi di restyling.

Ma allora viene spontaneo chiedersi: quanto sarà realmente utilizzato questo stadio rispetto all’enorme investimento sostenuto?

Perché il tema non riguarda soltanto Grottaglie. In molte piccole città italiane, grazie ai fondi legati al PNRR e soprattutto agli investimenti collegati ai Giochi del Mediterraneo 2026, sono stati avviati importanti interventi di riqualificazione sportiva. Un’occasione storica per ammodernare impianti spesso datati. Ma resta aperta la questione della sostenibilità futura.

Gestire un impianto in erba naturale comporta costi molto elevati: manutenzione continua, irrigazione, taglio, trattamenti, personale specializzato. E tutto questo in contesti dove spesso il numero di squadre, eventi e presenze non garantisce un utilizzo intensivo della struttura.

Al contrario, molte realtà che negli anni hanno scelto il sintetico oggi riescono a sfruttare i propri impianti praticamente ogni giorno: allenamenti, scuole calcio, tornei, eventi, utilizzo serale e attività continuative. Una differenza enorme sia dal punto di vista gestionale che economico.

Naturalmente, il fascino dell’erba naturale resta indiscutibile. Il colpo d’occhio del nuovo “Atlantico D’Amuri” è certamente suggestivo e restituisce dignità ad uno spazio sportivo importante della città. Ma nel calcio moderno — soprattutto nelle realtà minori — il tema della sostenibilità non può più essere ignorato.

E allora il vero nodo forse non è soltanto inaugurare uno stadio bello e moderno.

La vera sfida sarà riempirlo di vita. Farlo diventare davvero un centro sportivo attivo, frequentato, sostenibile e utile alla comunità. Evitare che, passato l’entusiasmo iniziale e spenti i riflettori dei Giochi del Mediterraneo, resti una grande cattedrale sportiva utilizzata solo poche ore a settimana.

E se il bando dovesse andare deserto?

Perché, come dicevamo, gestire una struttura di questo livello significa assumersi responsabilità economiche, organizzative e manutentive molto importanti. Servono risorse, programmazione, personale, progettualità sportiva e una sostenibilità concreta nel lungo periodo.

Non basta avere uno stadio moderno per garantirne automaticamente la vita e il funzionamento quotidiano.

Ed è proprio qui che si giocherà la vera partita dell’“Atlantico D’Amuri”: non solo inaugurarlo, ma riuscire a costruire attorno ad esso un modello gestionale capace di reggere negli anni, evitando che un’opera nata per rilanciare lo sport cittadino rischi di trasformarsi in una struttura bellissima ma difficile da mantenere e utilizzare pienamente.

Perché oggi Grottaglie si ritrova tra le mani una struttura importante. Probabilmente la più importante degli ultimi decenni in ambito sportivo cittadino.

Ed è proprio per questo che il futuro dell’“Atlantico D’Amuri” merita una discussione seria, concreta e soprattutto lungimirante.

Grottaglie: Conto alla rovescia verso i Giochi del Mediterraneo: rinasce l’“Atlantico D’Amuri”

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