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Bellissimi questi versi di Don Giuseppe Petraroli (27.8.1874 – 25.1.1953) sacerdote, predicatore e storico locale (dimenticato troppo precocemente dal suo paese che ha tanto amato), consigliere comunale ed amministratore, dedicati ad una lucerna ad olio grottagliese trovata in una tomba della Rudiae tarentina (greco antico Ροδίαι).

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E’ appena il caso che io specifichi che per il nostro Petraroli, cosi come per il nostro maggiore storico locale, Ciro Cafforio, Rudiae, patria di Ennio, era tra Grottaglie e Villa Castelli:

Per secoli spenta nel buio sepolta
da mano sgomenta intatta ritolta
tra il musco funereo del loculo pio
tu fosti all’oblio.
Brillando la creta nel fulgido frale
policromo, allieta la mensa regale:
trionfo del genio che s’erge e trastulla
creando dal nulla.
Dell’umile argilla Tu figlia modesta
Del sol che sfavilla Ritorni alla festa:
Plasmata sul tornio Con arte e destrezza
D‘esperta carezza.
Qual secol remoto
Tenerrima ancora Dal duttile loto
Ti vide uscir fuora Ridente all’artefice
Ond’essere tra poco
Temprata nel fuoco.
Tra l’ombre tu quando Di morte scendesti,
Degli esseri e al bando Là ignota giacesti,
Del Cigno di Rudia l‘esametro alato
Non era ancor nato:
Non eran nei monti Frugati i metalli
Non eran dai ponti Solcate le valli,
Nè l’oro avea perfido corrotto nei cuori
La Fede e gli amori.

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