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Francesco Antonio Caraglio fu un personaggio particolare e tragico nel medesimo tempo: fu arciprete della Collegiata a soli 23 anni, capace e valente uomo di lettere, laureato in “utroque jure “ (diritto civile ed ecclesiastico): fu assassinato alla giovane età di 34 anni per essersi opposto, all’abuso ed alla violenta prepotenza del feudatario locale principe Cicinelli,durante le gravi lotte tra il potere laico e quello ecclesiastico.

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Scrive Carmelo Pignatelli, nella sua opera “Biografie degli scrittori grottagliesi”, Napoli 1869, p. 23): ”Il 22 maggio dell’anno 1662, verso le prime ore della notte, nella vicina Francavilla, certe sinistre figure imbacuccate in lunghi tabarri incedono a passi lenti per la strada del Carmine, ed arrivate innanzi ad un palazzo ne picchiano il portone. – Chi si vuole? – domanda una voce di dentro, e quei di fuori – Don Francesco Antonio Caraglio per cosa importantissima che due suoi amici debbono comunicargli. Il Caraglio, non si attentando di fare aprire, si affaccia invece ad un verone del primo piano: ma mentre è per snodare la lingua a fine di chiamare e fare avvicinare i finti amici, una palla di archibugio il fredda cadavere al suolo. Oh dolore!… Infami!!!

La vera realtà è stata che il delitto rimase impunito, com’era prevedibile!

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