
Il colosso americano IBM ha annunciato un passo concreto verso un passo avanti tecnologico molto importante: l’integrazione del calcolo quantistico nell’industria reale attraverso la promozione di un modello che l’azienda definisce “quantum-centric supercomputing”: un’architettura in cui CPU classiche, GPU e processori quantistici, i cosiddetti QPU, siano in grado di lavorare fianco a fianco.
Non si tratta di sostituire l’infrastruttura informatica esistente, ma di effettuare integrazioni componentistiche capaci di intervenire proprio dove il tradizionale calcolo informatico mostra i propri limiti strutturali.
Al di là degli aspetti puramente tecnici questo tipo di innovazione permetterà a tantissime aziende o enti pubblici di ottenere simulazioni simulazioni più realistiche, sistemi capaci di adattarsi in tempo reale a scenari complessi, esperienze digitali sempre più personalizzate; queste ultime andrebbero a toccare tutti gli ambiti del quotidiano nel mondo tecnologico, dalle applicazioni industriali fino a settori più legati all’intrattenimento, comprese alcune piattaforme di svago digitale.
Come funziona davvero il supercalcolo ibrido
Il funzionamento pratico di questa architettura è stato spiegato con chiarezza da Adam Hammond, responsabile dello sviluppo commerciale di IBM per l’EMEA. Nel pratico l’architettura permetterà di prendere il problema complessivo e dividerlo poi in varie sezioni, associando a ogni sezione la sua unità di calcolo sulla base di un principio di efficienza.
La parte che gira meglio su una CPU verrà fatta risolvere dalla CPU, quella che invece trae il massimo vantaggio dal calcolo parallelo sarà delegata a una CPU mentre la parte dove è necessario un approccio diverso sarà dato in pasto alla QPU. Tale suddivisione del lavoro che permette di sfruttare il meglio di ogni tecnologia disponibile, evitando l’approccio tutto-o-niente che aveva caratterizzato le prime sperimentazioni sul quantum computing, spesso presentate come un’alternativa totale al calcolo classico piuttosto che come un suo complemento specializzato.
La roadmap di IBM guarda già al futuro con un obiettivo preciso: il lancio, previsto per il 2029, di Starling, il primo sistema definito fault-tolerant, capace cioè di correggere autonomamente gli errori quantistici su scala realmente produttiva, un traguardo considerato decisivo per rendere il quantum computing utilizzabile su larga scala industriale e non più confinato ai soli laboratori di ricerca avanzata. Nel corso di un decennio probabilmente vedremo le QPU diventare onnipresenti, finendo per alimentare ad esempio i sistemi di cybersicurezza di importanti giochi online come le slot halloween fortuna o piattaforme per l’intrattenimento come Netflix.
Già abbiamo qualche tipo di applicazione nel mondo reale?
In specifici contesti industriali approcci ibridi come questo già hanno trovato la propria casa.
Nel comparto automotive e manifatturiero, ad esempio, queste tecnologie sono impiegate nei contesti di ricerca e sviluppo per rendere più efficienti le batterie per i veicoli elettrici attraverso miglioramenti nel contesto della modellazione chimica. Sempre IBM, nel settore energetico, ha già avviato una collaborazione con il colosso tedesco E.ON per ottimizzare la gestione di reti elettriche di grandi dimensioni mentre alcuni aeroporti a vocazione spiccatamente commerciale stanno usando le architetture ibride per la gestione autonoma dei gate aeroportuali e la programmazione degli equipaggi, entrambe tipologie di problemi che richiedono il bilanciamento simultaneo di centinaia e centinaia di variabili interconnesse.
C’è un dettaglio di cui però è fondamentale parlare se si prende in esame il quantum computing: questo tipo di strumenti minaccia tutti gli algoritmi crittografici attualmente in uso e sta già spingendo le organizzazioni di tutto il mondo a iniziare fin da subito la migrazione verso le soluzioni crittografiche del futuro.
Poche altre volte nel mondo dell’informatica un’opportunità ha contenuto al suo interno un rischio tanto concreto per così tante persone: noi abbiamo la possibilità di essere spettatori in questo processo.
