Una vecchia cartolina che riproduce il Castello episcopio di Grottaglie
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Alla fine del Seicento, Tommaso Niccolò d’Aquino,scriveva in versi: “Desuper apparent clivosa mapalia Cryptae Pastorumque lares, fumosaque tecta… “ e Cataldo Antonio Atenisio-Carducci ben traduceva: “Mirasi poi da l’alto in bel prospetto de le Grottaglie l’inegual collina, e i rustici tuguri, ed ogni tetto fumante di sua plastica fucina!

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Questo colore locale, che dà così vivo carattere ancor oggi alla sorridente cittadina di Grottaglie, è così descritto da un brillante giornalista svizzero-tedesco che la visitò nel 1909: “Il suolo presenta ancor oggi il tono bianco e rosso dal quale i Greci furono ispirati nel creare queste piccole opere d’arte. E poiché mi era stato detto che a Grottaglie si conserva la più schietta tradizione e che ancor oggi in una scuola viene curato il senso artistico e viene messa in evidenza la bellezza degli antichi vasi, volli conoscere questa ricca e benedetta cittadina”. Ebbene, in questa antica e artistica cittadina che potrebbe ben essere una “bomboniera” se solo ci fossero governanti capaci e di cultura, poteva mancare un …. castello?

Francesco Antonio Caraglio (1629/16662), “doctor in utroque jure” ovvero esperto di diritto civile e canonico, arciprete della Collegiata di Grottaglie, ha definito il castello di Grottaglie (“Il Clypeus adversus Martinensium praetensions” del 1650 e lo “Status Insignis Ecclesiae Collegiatae Cryptaliensis” del 1659) come “opera di eccellente struttura”. Secondo lo storico locale Pignatelli, Grottaglie fu fortificata verso la fine del 1200. Un documento della Curia Arcivescovile di Taranto dal titolo “Descrizione della terra delle Grottaglie, rendite, corpi, Regioni e Giurisditt. Che possiede la Menza Arcivescovile di Taranto”, dice testualmente: “la Terra delle Grottaglie….fu prima Casale aperto e nell’anno 1388 fu ammurata per l’Arcivescovo Jacopo a sue proprie spese”. Anacronismo storico, anche se di pochi anni, perché detto Arcivescovo fu ucciso il 15 luglio 1381”con forconi”, come il notaio tarantino Angelo Filippo Crassullo aveva diligentemente annotato nei suoi “Annali”. Il già citato Caraglio descrive l’efficienza della costruzione, parlando addirittura di quelle macchine militari (tormentum) che servivano a lanciare grosse pietre: del resto la stessa pietra della turris e lo stile presentano le caratteristiche di un’opera quattrocentesca.

Mons.Giuseppe Blandamura, nella sua monografia sul castello di Grottaglie (1933) ce lo descrive come “l’architettura militare di una rocca medioevale…..mentre nel centro lascia vedere una torre altissima sorgente dal cortile posteriore alla facciata…..l’altissima turris…é di forma rettangolare e si eleva a tre piani di cui il pedano è il piu’ alto. E’ coronata da 20 merli… Il lato ad est presenta un solo merlo ma é fornito di piombatolo allo scopo di piombare pietre, saette e olio bollente sopra il nemico…” . Un documento curiale (citato dal Blandamura) riporta che in data 5 marzo 1483 il cardinale arcivescovo Giovanni d’Aragona, per procedere a riparazioni delle fortificazioni di Grottaglie, vietò che una certa quantità di calce fosse trasportata a Taranto per analoghi lavori. Il 14 febbraio 1580 mons. Lelio Brancaccio consacrò la Chiesa dell’Annunziata di Grottaglie (insigne Collegiata), ed è pertanto abbastanza probabile che a tale data il castello avesse già assunto una sua compiuta fisionomia anche se fino ai lavori eseguiti nel 1649 da mons. Tommaso Caracciolo, era ritenuto “angusta rimosa informis domus episcopalis“.

Gli altri Arcivescovi/Baroni che profusero la loro munificenza a favore di esso furono: il Cardinale Giovanni d’Aragona, figlio del re Ferrante di Napoli(sec.XV); Mons.Tommaso Caracciolo (sec.XVI); Mons. Antonio Serrale (Sec.XVIII); Mons. Francesco Saverio Mastrilli (sec.XVIII); Mons. Giuseppe Capecelatro (Sec.XVIII); Mons. Giuseppe Rotondo (sec.XIX) e infine Mons. Alfonso Jonio (1885/1908) che destinò l’Episcopio alle sue Stimmatine per l’orfanotrofio femminile. Quanto alla predilezione che gli Arcivescovi di Taranto avevano per il Castello di Grottaglie, il Caraglio nel Clypeus , Pars.Secunda p.49 annota: ”Archiepiscopi omnes tarentini…per sex menses cuiusbibet anni Tarentum destituunt et Cryptalias ad habitandum utque ad aeris salubritatem se conferunt….” Traduco: “Tutti gli Arcivescovi tarentini per sei mesi all’anno lasciano Taranto e risiedono a Grottaglie per la salubrità dell’aria”.
Il Capitolo di Grottaglie nel 1831 confermava, come da documento della Curia Arcivescovile: ”fin da tempi immemorabili l’Arcivescovo di Taranto,ha posseduto,come possiede,un grande e cospicuo episcopio; e in diversi mesi dell’anno gli Arcivescovi Pro tempore han fatto continua dimora nel predetto comune….”.

La legge napoleonica del 2 agosto 1806 aboliva nel regno delle Due Sicilie il feudalesimo. Le ultime incertezze circa i privilegi sparivano del tutto in forza delle leggi eversive del regno d’Italia nel 1870. Il resto è… attualità!

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