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Il gioco dell’oca, te lo ricordi? La vita procede pressappoco allo stesso modo. Lungo i bivi della tua strada incontri le altre vite, conoscerle o non conoscerle, viverle o non viverle a fondo o lasciarle perdere dipende soltanto dalla scelta che fai in un attimo; anche se non lo sai, tra proseguire dritto o deviare spesso si gioca la tua esistenza, quella di chi ti sta vicino.

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Premetto che mi è sempre piaciuto, molto più della tombola, per il semplice motivo che è “imprevedibile”: non puoi mai essere sicuro di aver vinto se non … quando hai effettivamente vinto! In un passato non troppo lontano, nelle famiglie italiane, in particolare quelle contadine, era abitudine durante i giorni di festa, al termine dei pranzi, e soprattutto delle cene di Natale, divertirsi in compagnia grazie ai tradizionali giochi di Natale. Erano momenti di gioia per tutti quanti, in particolare per i bambini, che, eccezionalmente, potevano rimanere svegli fino a tarda ora assieme ai propri familiari. Si trattava di giochi semplici e spensierati, non d’azzardo – al massimo si scommettevano poche monetine – in cui non valeva il merito, ma la fortuna, cosicché potessero vincere anche i più piccoli. Erano più che altro un passatempo e la vincita spesso veniva “pilotata” per favorire i bambini .La versione moderna di questo gioco (con il percorso a spirale e le decorazioni tipiche) risale alla seconda metà del XVI secolo. Ferdinando I de’ Medici ne fece dono a Filippo II Re di Spagna, il quale ne rimase affascinato.

Le caselle erano decorate con simboli che in parte sono rimasti nella tradizione: due dadi, un teschio, una coda, un ponte, un labirinto o un’oca. All’inizio del XVII secolo apparvero in Inghilterra i primi tabelloni stampati e rapidamente il gioco si diffuse in tutta Europa.

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