“La città è un gran libro di pietra su cui è possibile leggerne la storia, e le architetture sono le sue pagine più eloquenti”, scriveva Victor Hugo.

Un particolare del “libro di pietra” ovvero della Cattedrale di Grottaglie. Ecco i pachidermi stilofori (che sorreggono le colonnine), forse un elefante e un ippopotamo nonché il suo magnifico portale che sconfigge il tempo e l’incuria degli uomini.

Dopo l’anno Mille l’architettura cerca di rinnovarsi, concentrando l’attenzione sugli edifici sacri: la chiesa romanica viene costruita con lo scopo di accogliere grandi quantità di fedeli e perciò viene scelto lo schema basilicale a croce latina, cioè con l’inserimento di un corpo di fabbrica trasversale all’altezza dell’altare, chiamato transetto. Le chiese situate nei luoghi di pellegrinaggio erano dotate anche del deambulatorio, spazio semicircolare che gira attorno al coro, che permetteva di visitare tutto l’edificio percorrendo le navate laterali. Con lo sviluppo della tecnica edilizia si passò dalle coperture in legno a quelle in muratura, con volte ricurve, del tipo a botte o a crociera …Dal 1965 si è assistito al tentativo di seguire, in materia di spazio sacro, i principi codificati nel Concilio vaticano II: le nuove chiese non presentano più la divisione tra zona sacra e navata per i fedeli ma vengono progettate come spazi continui e unici, nei quali l’altare viene posto in posizione centrale, circondato e quasi avvolto dai banchi dei fedeli, che in questo modo partecipano più attivamente alle funzioni. Un altro importante criterio da seguire nel progetto di una chiesa dei nostri giorni è poi di dotarla di una serie di spazi e locali dove si possono svolgere attività ricreative, sociali e culturali, oltre a quelle strettamente religiose.

Questi criteri dovrebbero essere validi in primo luogo per le piccole chiese parrocchiali ma anche per i grandi complessi sacri, come testimoniato dal nuovo santuario di S. Pio, ubicato nella cittadina pugliese di San Giovanni Rotondo e progettato dall’architetto Renzo Piano”. (Da Treccani)