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La storica e suggestiva foto di Nino de Vincentis, maestro del chiaroscuro fotografico e dell’obiettivo, tratta dal suo archivio storico, evidenzia volti e cose in un’atmosfera al di fuori del tempo e dello spazio.

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Corre l’anno 1952, 31 gennaio,in una Grottaglie povera ed agricola, in cui le parole “lavoro e sacrificio” la fanno da padrone. Siamo in Piazza Regina Margherita (sull’estrema sinistra, parte dell’insegna del Bar Impero e successivamente la trattoria/albergo) ed avanza la processione di San Ciro: il piccolo miracolato, con la veste del santo, è tenuto alla mano della madre, il padre segue con un altro bambino (notate il frugale cappottino e le gambine scoperte), probabilmente il fratellino. Soffermatevi sui due visi in primo piano: la mamma e il figlio miracolato. Sui loro volti tutto lo stupore, la fede,la religiosità, la semplicità di una comunità che cercava di vivere o di sopravvivere con quel poco che aveva da mettere sotto i denti … Secondo le cronache dell’epoca, è il primo miracolo che la fede popolare attribuisce al Santo di Alessandria. A distanza di tanti anni, cosa dire davanti a questa testimonianza di fede?… Bambino mio, non so chi tu sia e se tu sia ancora qui con noi, ma spero ardentemente, per quei tuoi occhi grandi e meravigliosi , che la vita ti abbia dato e ti dia, ancora, tanta serenità!

Qualche notizia su questo nostro Santo, tanto amato e seguito a Grottaglie: le scarse e frammentarie notizie biografiche che ci restano su San Ciro, sono a noi pervenute per tradizione orale, soprattutto grazie a una “passio” del Settimo secolo, attribuita al patriarca di Gerusalemme, San Sofronio, autore degli Atti dei santi martiri alessandrini Ciro e Giovanni. Ciro nacque da famiglia cristiana intorno all’anno 250 ad Alessandria d’Egitto, e studiò medicina nella sua città. Successivamente, nel 1600, le reliquie furono traslate a Napoli ad opera del cardinale Francesco Sforza e collocate nella chiesa del Gesù Nuovo.

Ciro e Giovanni erano già venerati a Napoli, grazie soprattutto alla presenza di colonie di mercanti alessandrini, da secoli operanti in città, che edificarono anche un tempio in loro onore presso il vico denominato de Alexandrinis. Verso il 1675 giunse al Gesù Nuovo San Francesco De Geronimo, gesuita di origine grottagliese, che svolse per circa 40 anni il suo apostolato missionario a Napoli e in altre regioni del Regno delle Due Sicilie. Egli contribuì a rinvigorire ed estendere il culto dei santi martiri Ciro e Giovanni. Infatti si narra che durante la sua predicazione portasse con sé alcune reliquie in una teca e se ne servisse per benedire gli ammalati. Adoperava inoltre alcuni sacramentali che egli definiva “medicamenti con i quali San Ciro sana i suoi infermi”, e cioè “l’olio della sua lampada; l’acqua benedetta colla sua reliquia; li fiori polverizzati; le sue figure”. Numerose sarebbero state le guarigioni e ciò contribuì a diffondere la devozione di San Ciro presso il popolo napoletano.

Oggi in molte città italiane sono presenti tracce del culto di San Ciro: Torre del Greco, Atena Lucana, Sulmona, Cerignola, Castellammare di Stabia, Sora, Frattamaggiore, Acquaviva delle Fonti, Cerreto, Bologna, Novara, Foggia, Avellino, Palermo. Inoltre è patrono di Portici, Vico Equense, Nocera Superiore, Grottaglie, e Marineo.

In quest’ultima città, il culto nacque nel 1665, a seguito della donazione della reliquia del teschio di San Ciro concessa da papa Alessandro VII al marchese Girolamo Pilo. A Grottaglie la devozione verso il santo medico venne introdotta nei primi anni del Settecento dal santo concittadino Francesco De Geronimo.

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