Fin da bambino ho amato viaggiare in treno: ti permette di essere consapevole delle distanze che separano posti e persone, ti lascia scoprire come cambia il paesaggio tra un luogo e l’altro, ti fa capire che, sì, stai viaggiando veramente, ti stai spostando, e il tempo sta scorrendo.

Ed è giusto che sia così.
Serve tempo per spostarsi mentalmente da un posto all’altro.
Persone che salgono, persone che scendono, varia umanità di ogni tipo. Viaggiatori diversi che si alternano lasciandoti intravedere un piccolo scorcio della loro vita. A volte li hai di fronte, li conosci…

Ma c’é un fascino immenso nel treno: il guardare fuori dal finestrino, perdendoti nei tuoi pensieri!

E concordo con Emile Zola: “Viaggiare in treno significa lasciare scorrere lo sguardo sul mondo che scorre lateralmente, dal finestrino. Ma anche vivere quel movimento con gli altri, gli sconosciuti compagni di viaggio, in un rapporto unico e magico insieme. Il treno ci parla anche se è fermo, ci parlano la sua forza, il peso, la lunghezza: è il mezzo di trasporto su terra più lungo e più pesante in assoluto, e la vecchia locomotiva a vapore, anche in sosta, esibisce una “fine e gigantesca eleganza, con le grandi ruote leggere unite da bracci d’acciaio, il petto ampio, le reni allungate e possenti, fabbricata con tutta la logica e tutte le garanzie di sicurezza che fanno la sovrana bellezza di quegli esseri di metallo”.