Portale chiesa matrice ed orologio civico in piazza Regina Margherita a Grottaglie
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Ecco dei versi dedicati a quell’orologio che io guardavo a bocca aperta, da bambino, in piazza regina Margherita, scomparso di fronte alla follia ed ignoranza umana, camuffata da progresso.

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Un orologio che con i suoi rintocchi regolava e guidava l’attività umana di una società ormai persa, con le sue sofferenze, i suoi sogni, i suoi sacrifici.
Ed ora non restano che i ricordi, sempre tristi perché tali li rende la lontananza nel tempo. E molte volte rifletto che, forse, siamo come delle fiaccole spente che vogliono rischiarare ed illuminare delle stanze, semplicemente…vuote.

Indietro nel tempo con un poeta vero che associava alla purezza del sentimento anche un’eleganza di stile e di parola: Michele Ignazio d’Amuri, gesuita e professore di Lettere nel quale la cultura si scioglieva nella semplicita’ dell’animo
Un autentico testimone di un tempo che non c’è più, svanito di fronte alla così detta “modernità” che ha spazzato via, simile ad una peste bubbonica, quanto di bello e puro c’era in quella società.
La poesia è in dialetto e non mi sognerei mai di “tradurla” in italiano: sarebbe un delitto, perché non renderebbe appieno l’animo e il sentimento di chi l’ha scritta!

Ti lu tirloggiu anticu
Bbattunu l’ore lienti, e vve’ pi ll’aria
Lu toccu villutatu,
quasi velatu ti la luntananza.
Lu sentu a uecchj chiusi,int’allu core
Stu suenu ca si spanne toce toce,
comu fosse la voce
ti nna persona cara
ca vuene ti luntanu:
e pparla cjanu ti li muerti giurni.

Non sono solo versi, ma carezze vellutate e dolci, come quelle che tua madre ti faceva da bambino, prima di coricarti.

Ed anche per questa tua rara sensibilità, caro padre d’Amuri, mi glorio e mi onoro (passatemi questi termini) di aver presentato, all’epoca, al sindaco Vinci una petizione per l’intitolazione a te di una strada grottagliese , con circa 600 firme raccolte presso il mio Istituto superiore. Il tutto andato a buon fine.

La foto (primi anni ’50, notare la vecchia Fiat 1100, ed in primo piano la cartoleria di Barbalucca e l’ufficio dei vv.uu.) è di De Vincentis.

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