Su Taranto e provincia sembra tornare a splendere un flebile raggio di sole. E non ci riferiamo alla situazione meteo, tuttora critica, ma alla altrettanto grave condizione in cui versano le migliaia di famiglie che – direttamente o indirettamente – sono legate allo stabilimento ex Ilva di Taranto.

Il presidio davanti alla portineria

I giorni scorsi hanno visto momenti concitati, in cui il centro dell’attenzione si spostava da Roma, a Milano e a Taranto. Tanti gli attori in scena: il Governo centrale, quello regionale e la amministrazione Melucci, i Tribunali di Taranto e Milano, i sindacati e le aziende dell’indotto.

Proprio queste ultime, esasperate dall’ennesimo blocco dei pagamenti che rischiara di ripetere il tragico momento di qualche anno fa, in cui centinaia di milioni di crediti furono di fatto volatilizzati in occasione del passaggio di Ilva in amministrazione straordinaria, avevano dato luogo ad una iniziativa estrema: il presidio permanente davanti alle portineria dell’Ilva, che minacciava di trasformarsi in blocco completo di merci e uomini in entrata.

Fatture saldate entro pochi giorni

Un primo risultato importante, dopo settimane di proteste, è stato annunciato stamattina da Confindustria Taranto – rappresentata dal Presidente Antonio Marinaro, alla presenza del Presidente della Regione Puglia e del sindaco Rinaldo Melucci – a seguito dell’incontro tenuto nella direzione di Arcelor Mittal Italia per la oramai nota vicenda dei crediti vantati dall’indotto.

L’azienda – stando ad una nota della associazione datoriale – ha garantito il pagamento delle spettanze a tutte le aziende creditrici nella misura del 100% delle fatture scadute al 31 ottobre.
I primi bonifici dovrebbero arrivare – a quanto dichiarato dai referenti aziendali, fra i quali il responsabile del personale Arturo Ferrucci – a partire dalla giornata di domani, data in cui ad incontrarsi saranno di nuovo Confindustria Taranto, la delegazione del presidio dell’indotto e l’Ad Lucia Morselli, oggi assente per impegni a Roma.
L’azienda si è inoltre impegnata a garantire i crediti in scadenza secondo le cadenze contrattuali.

Il futuro rimane incerto

I pagamenti annunciati, anche quando dovessero essere effettuati, non costituirebbero che una prima e parziale risposta alle tante richieste avanzate dai vari attori in campo. Si attendono – ad esempio – risposte certe sulle intenzioni di Arcelor Mittal rispetto al futuro dello stabilimento ionico, risposte da cui poi dipenderanno anche le eventuali iniziative che dovesse voler intraprendere il governo.

Di certo c’è che l’incontro di oggi fa seguito ad una trattativa dai risvolti molto incerti e dai contorni vaghi – fra promesse avanzate e non mantenute, pagamenti parziali e delimitati a poche aziende – in quanto mai scandita da impegni scritti da parte della stessa Ami.

Poche certezze, molta rabbia

La suddivisione arbitraria di Arcelor Mittal tra fornitori considerati strategici e non, una sorta di “corsia preferenziale” accordata agli autotrasportatori, lo scontro tra i lavoratori delle pulizie e gli altri dell’indotto sono solo alcuni dei fattori che hanno esacerbato gli animi di molti ed hanno fatto salire la protesta da parte dei titolari e dei dipendenti delle imprese dell’indotto, reduci da circa tre mesi di lavori non pagati, da una settimana in presidio spontaneo, autogestito e permanente davanti alla portineria C dello stabilimento.

Le stesse imprese manterranno il presidio fino al pagamento di quanto garantito da Ami (100% scaduto) garantendo, come già attuato dalla giornata di domenica e fino a questo momento, il prosieguo minimo e necessario dell’attività di stabilimento.