La chiesa di Santa Chiara a Grottaglie è a mio parere, la più suggestiva in Grottaglie anche per ciclo delle soavi, quasi impalpabili, pitture di Gennaro Lupo.

Entrando, non senti più alcun suono e ti isoli totalmente dal mondo e dalla sue sciocchezze, vanità ed iniquità. E quando hai la fortuna di ascoltare quel celestiale canto al Signore che si alza al cielo grazie alle miti corde vocali delle suore di clausura,beh…allora i sensi si obnubilano e si possono anche chiudere gli occhi, in pace con se stessi e con gli altri. La voce più dolce che io abbia mai sentito e’ stata quella di una di queste suore, dietro la grata, che terminò il suo dire con due parole:”madre Chiara”!

Posso tacere di quando, bambino, andavo con 5 lire presso la loro “ruota” ed in cambio di questa moneta venivo ripagato con una busta contenente pezzetti di ostia che cominciavo a mangiare già nel breve tratto che separava la chiesa da casa mia?

Le Clarisse dalla fine del XVI secolo vivono nel Monastero di Santa Chiara, con omonima Chiesa annessa, seguendo le regole dell’ “Ora et Labora”. Da quella data le monache grottagliesi,sono, assieme alle carmelitane di Taranto, come “i polmoni” o come ebbe a dire mons. Bernardi “i parafulmini” dell’Arcidiocesi tarentina.

Scriveva “madre Chiara” a proposito dell’anima: ”Stringiti alla sua dolcissima Madre, che nel piccolo chiostro del suo sacro seno raccolse e nel suo grembo verginale portò Colui che i cieli non potevano contenere… È ormai chiaro che la più degna di tutte le creatura, cioè l’anima dell’uomo fedele, è per la grazia di Dio più grande del cielo. Mentre il cielo, infatti, con tutte le altre cose create non può contenere il Creatore, l’anima fedele, invece, ed essa sola, è sua dimora e soggiorno, e ciò soltanto in forza della carità di cui gli empi sono privi. È la stessa Verità che lo assicura, dicendo: Colui che mi ama, sarà amato dal Padre mio; ed io pure l’amerò; e verremo a lui e porremo in lui la nostra dimora. – Come, dunque, la gloriosa Vergine delle vergini portò Cristo materialmente nel suo grembo, tu pure, seguendo le tue vestigia, specialmente dell’umiltà e della povertà, nel tuo corpo casto e verginal puoi sempre, senza alcun dubbio, portarlo, spiritualmente. E conterrai in te Colui dal quale tu e tutte le creature siete contenute, e possederai ciò che, a paragone di tutti i transeunti beni di questo mondo, è possesso ben più stabile e definitivo.“
(Citato da Michele Maria Iorio)