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Grottaglie e’ devota alla Madonna del Carmine a far data dal 1505: Don Romano de Romano, sacerdote locale, fece innalzare un convento ed una chiesa sopra una piccola cappella in grotta dove era dipinta,appunto, la Vergine della Grotta.

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Un culto che in questi 500 anni è rimasto vivo e fecondo grazie al lavoro pastorale sia dei padri carmelitani (presenti fino al 1880), sia dei tanti parroci che si sono avvicendati nel tempo e alla Confraternita della Madonna del Carmine. Alla festa partecipava tutta la cittadinanza ma non chi era impegnato nei lavori dei campi. Era tempo della mietitura e ci si doveva sbrigare, per poter sfruttare quei venti periodici detti “Li tramuntane tla Matonna tlu Carmunu“. Venti fondamentali per l’economia locale perche, “vintulandu lu granu sobba all’era“, il vento separava i chicchi dalla paglia.

Durante la festa religiosa, viene portata in processione per le vie della città,la statua della Vergine del Carmelo, vestita in abito carmelitano con il famoso scapolare (abitino), donato nel 1700 alla Confraternita dalla Principessa Anna Carafa, principessa di Cursi e duchessa di Grottaglie.
L’Ordine Carmelitano partito dal Monte Carmelo in Palestina, dove è attualmente ubicato il grande monastero carmelitano “Stella Maris”, si propagò in tutta l’Europa, conoscendo nel sec. XVI l’opera riformatrice dei due grandi mistici spagnoli Giovanni della Croce e Teresa d’Avila, per cui oggi i Carmelitani si distinguono in due Famiglie: “scalzi” o “teresiani” (frutto della riforma dei due santi) e quelli senza aggettivi o “dell’antica osservanza”.

Nell’Ordine Carmelitano sono fiorite figure eccezionali di santità, misticismo, spiritualità claustrale e di martirio; ne ricordiamo alcuni: S. Teresa d’Avila (1582) Dottore della Chiesa; S. Giovanni della Croce (1591) Dottore della Chiesa; Santa Maria Maddalena dei Pazzi (1607); S. Teresa del Bambino Gesù (1897), Dottore della Chiesa; beato Simone Stock (1265); S. Angelo martire in Sicilia (1225); Beata Elisabetta della Trinità Catez (1906); S. Raffaele Kalinowski (1907); Beato Tito Brandsma (1942); S. Teresa Benedetta della Croce (Edith Stein, 1942); suor Lucia, la veggente di Fatima, ecc.

Alla Madonna del Carmine, come è anche chiamata, sono dedicate chiese e santuari un po’ dappertutto:Ella, per la promessa fatta con lo scapolare, è onorata anche come “Madonna del Suffragio” ed a volte è raffigurata che trae, dalle fiamme dell’espiazione del Purgatorio, le anime purificate.

Particolarmente a Napoli, è venerata come S. Maria La Bruna, perché la sua icona, veneratissima specie dagli uomini nel Santuario del Carmine Maggiore, tanto legato alle vicende seicentesche di Masaniello, cresciuto alla sua ombra, è di colore scuro e forse è la più antica immagine conosciuta come ‘Madonna del Carmine’.

Durante tutti i secoli trascorsi nella sua devozione, Ella è stata sempre rappresentata con Gesù Bambino in braccio o in grembo che porge lo ‘scapolare’ (tutto porta a Gesù), e con la stella sul manto (consueta nelle icone orientali per affermare la sua verginità).
La sua ricorrenza liturgica è il 16 luglio, giorno in cui nel 1251, apparve al beato Simone Stock, porgendogli l’ “abitino”.

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