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Conosciamo il pumo.

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Quando si compra un pezzo di ceramica, si compra un prodotto della nostra storia, della nostra tradizione, del nostro lavoro,della nostra arte… di noi stessi.

Cos’è il pumo?

Il nome è preso dal latino pomum, “frutto”, e richiama il culto dell’antica e mitologica dea latina Pomona, che era la protettrice dei frutti in generale, dell’ulivo e della vite.

La sua forma richiama il bocciolo, quindi la vita che nasce e si rinnova sempre, quasi risorge.

E’ simbolo di prosperità e di fecondità: secondo alcuni anche di castità, immortalità
e resurrezione.

Il pumo come arredo e portafortuna

Ha anche una funzione apotropaica, ovvero respinge le avversità, il male e le sfortune.

Per questo motivo si possono ammirare i pumi all’ingresso delle case classiche e tradizionali o sulle facciate dei palazzotti signorili.

Il barocco lo prediligeva e ben si intonava con le ringhiere in ferro di spagnolesca memoria.

Il pumo di solito viene regalato per augurare prosperità e felicità. E’ ormai un oggetto da collezione e da abbellimento e viene ormai usato da tempo come decorazione d’arredamento.

Prodotto dell’arte ceramica

Provenendo, da parte di mia madre, da una famiglia di ceramisti (Iadduzzu), potevo non avere nel cuore un posto per questa nobile ed antica arte?

Quell’arte che, coniugando il fuoco con la terra madre, è ancora oggi, così come nel passato, custode e portavoce della storia dell’uomo, delle sue sofferenze, delle sue abitudini e delle sue vicissitudini.

Arte e Artigianato si sposano insieme

Suona quasi un luogo comune dire che l’attuale situazione di cultura ha rivalutato la materia.

D’altronde l’artigiano o l’artista cosa fanno se non aiutare l’informità dell’argilla ad assumere vari aspetti, infondendo in essa il loro animo, la loro abilità ed il loro cuore?

E la materia cessa di essere inerte per divenire vita e soffio vitale.

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