Muretti a secco, incastonati tra cielo e terra. Terra arsa, ma che in primavera si copre di un soffice manto di verde erba.

Se ti fermi e deponi la tua fretta(io l’ho fatto), la campagna diventa l’unica protagonista, l’indiscussa regina di un territorio poco frequentato, capace di regalare emozioni nuove, ma che parlano di tempi antichi, ancestrali. Ancestrali come i riti propiziatori di fine inverno, per una estate di raccolto abbondante; ancestrali come la lavorazione e decorazione della creta, per realizzare piatti, vasi e capasoni, non solo utili, ma anche belli; ancestrali come la roccia scavata dalla pioggia e dall’uomo, che ne ricavava abitazioni o spazi per le proprie attività, come frantoi o l’allevamento di colombi. Fin dall’età del bronzo queste aree sono state scavate ed abitate.

E chiudendo gli occhi ti inebri al profumo pungente del rosmarino e del mirto che vengono cullati nella carezza del vento e del meraviglioso canto delle cicale. La terra rossa può regalare conchiglie fossili, rimaste lì dall’immemore tempo in cui qui c’era il mare. Gli ulivi, i muretti a secco, le masserie: qui tutto è indiscutibilmente “mia Puglia”, qui tutto è indiscutibilmente sereno e silenzioso. Un frantoio ipogeo ed una colombaia, stanno lì, a narrare le attività umane.

Ho letto, anche, su un muro un’incisione che rimanda al 1871: perché l’uomo ha sempre voluto lasciar dietro di sé traccia del suo passaggio,nel bene e nel male. Forse, era un altro sognatore in giro per le campagne!