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La pietra indica, in tutte le culture, la potenza di Dio e lo sguardo ci conduce inevitabilmente verso l’alto.

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In realtà la presenza e la potenza divina – qualsiasi essa sia – è ben solidificata, concentrata, anche e soprattutto nelle migliaia di pietre che accompagnavano la vita quotidiana dei nostri nonni e dei nostri padri. Pietre disseminate lungo le vie, i sentieri, le campagne, le foreste, che apparivano agli angoli delle stradine dei paesi.
Pietre incise, riportanti date, nomi o forti per la loro sola presenza e che lentamente ma inesorabilmente stanno scomparendo portandosi via la memoria storica di luoghi, nomi, storie e leggende. E’ tutto un patrimonio che cade nell’oblio. Pietre che servivano da “termini”, da confine, un tempo sacralizzati durante le rogazioni, incise con croci e segni che mettevano l’atto della regolamentazione sotto l’egida del Divino. Ogni pietra porta con sé una storia millenaria.

I romani ponevano le pietre confinarie sotto la protezione del Dio Terminus – da cui la parola “termine” – e chi osava spostarle veniva seppellito vivo nel campo e lasciato in balìa di una coppia di buoi trainanti un aratro.
“Il “carsismo” e’ un fenomeno tipico della nostra Puglia e non difettiamo,certo, ne’ di sole ne’ di pietre. Il primo pensiero dei nostri antenati e’ stato quello di rendere coltivabile la terra e per fare questo essi dovevano togliere le pietre che sono,poi, state usate, visto che non si gettava nulla, per costruire i confini.

Secondo leggende e tradizioni,tra le pietre dei muri a secco vivono strani personaggi ingrugniti ma simpatici e ospitali. Per “stanarli” occorre uno specchio: la loro metà invisibile, quella magica, si manifesta solo agli occhi attenti dei bambini essi, sensibili come sono, percepiscono la loro presenza. Gentilmente li invitano poi a riflettersi e loro, che amano i bambini, accondiscendono e teneramente appaiono anche agli occhi degli adulti ma solo a quelli che hanno il cuore di bambini.

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