La scultura è come l’arte drammatica, la più difficile e insieme la più facile di tutte le arti.

Copiate un modello, e l’opera è compiuta; ma imprimervi un’anima, creare un tipo, nel rappresentare un uomo o una donna, è il peccato di Prometeo.La scultura, ha veramente una valenza testimoniale del proprio tempo, riesce ad improntare di sé un contesto, per arricchirlo di ulteriori stratificazioni di memoria. Essa, come arte, è la mediatrice e riconciliatrice di natura e uomo. È il potere di umanizzare la natura, di infondere i pensieri e le passioni dell’uomo in tutto ciò che è l’oggetto della sua contemplazione.

Scriveva il grande Vasari: “Dico, adunque, che la scultura e la pittura per il vero son sorelle, nate di un padre che è il disegno, in un sol parto et ad un tempo; e non precedono l’una all’altra, se non quanto la virtù e la forza di coloro che le portano addosso fa passare l’uno artefice innanzi all’altro; e non per differenzia o grado di nobiltà che veramente si trovi in fra di loro”.

Quest’opera di Enzo Raguso, grottagliese, è un bassorilievo in ceramica marmorizzata ed invecchiata, realizzata negli anni 90. La Deposizione si riferisce all’episodio raccontato dai Vangeli in cui Giuseppe D’Arimatea, dopo aver ottenuto l’autorizzazione da Pilato, depose, insieme con Nicodemo, il corpo dalla croce, lo avvolse nel sudario, poi lo mise in un sepolcro scavato nella roccia che chiuse rotolandovi davanti una pietra. L’evento costituisce un soggetto dell’arte sacra cristiana; alla scarna descrizione dei vangeli, gli artisti hanno fornito una immensa produzione di dipinti, bassorilievi, statue e descrizioni poetiche che hanno accompagnato la cristianità lungo i duemila anni della sua storia.

Essa, nella fattispecie, di chiara impostazione piramidale, ci restituisce l’evento tragico come se stessimo girando l’angolo di casa e ci trovassimo sgomenti davanti alla morte di un uomo qualunque. Da sottolineare, anche, l’estrema vorticosità dei gesti e degli stati d’animo dei protagonisti,,,naturali visto il contesto in cui si svolge. Il Cristo mi sembra quasi adagiato sulla Vergine e su cio’ che si immagina della sua veste.Credo, anche, che Enzo abbia tenuto presente, da ottimo conoscitore e docente della Storia dell’Arte, l’iconografia nordica medievale e i Vesperbilder (immagini del vespro) chiamati così perché a quell’ora della sera Cristo veniva adagiato sul grembo della Madre (ce lo dice la Bibbia).

Le figure sono tutte in posizione verticale e si integrano tra loro, in maniera organica e serena, in un unico blocco scultoreo ove le figure dei corpi non sono mai finite e ben delimitate. Gli ampi panneggi creano dei chiaroscuri che sembrano di un’armonica naturalezza attraverso le posture ed i dettagli.E quello sguardo di Maria verso il proprio Figlio, ti attanaglia e ti commuove nello stesso tempo, trasformando la tragedia della Crocifissione in una sorta di serena comunione tra madre e figlio.La Vergine appare molto giovane, quasi coetanea di Cristo, ma in realtà incarna la bellezza ideale divina che supera quella reale perché non viene intaccata dal passare del tempo.

Il volto della Vergine è il volto incorrotto di una fanciulla che non ha conosciuto peccato, mentre il corpo di Cristo è il corpo di chi ha caricato tutti i peccati su di sé.

Ultima considerazione: la scala adagiata nella parte superiore. Il l simbolismo della scala coinvolge molte tradizioni religiose e sapienziali – ebraismo, misteri mitraici, cristianesimo, islamismo, gnosticismo, alchimia: si va dalla prospettiva storica, più o meno sacra, della morale, della filosofia, della mistica, ma l’elemento comune – dalla Torah al Talmud, dalla sapienza chasidica a quella cabalistica – è che la scala rappresenti il supporto immaginario dell’elevazione spirituale, conoscitiva e morale.

La “scala di Giacobbe” docet: E’ la visione di “una scala piantata sulla terra, con la cima che arriva in cielo e gli angeli del Signore che vi salgono e scendono”, primo sogno biblico che inaugura enigmaticamente la serie delle profezie ricevute dall’uomo in stato di semi-incoscienza. D’altra parte il Corano descrive un episodio analogo nel quale a Maometto, durante l’ascensione notturna propiziata dall’arcangelo Gabriele, apparve una scala di cui si servivano gli spiriti degli uomini per salire al cielo e a cui i morenti volgevano lo sguardo.

Nella scultura, come diceva Boccioni, si deve innovare cercando lo stile del movimento, cioè rendendo sistematico e definitivo come sintesi quello che l’impressionismo ha dato come frammentario, accidentale, quindi analitico. E questa sistematizzazione delle vibrazioni delle luci e delle compenetrazioni dei piani produrrà la scultura in eterno!

Scolpire non è scavare una pietra, è trovare il respiro della vita in essa e rivelarlo.