Giorni fa mi sono recato al castello episcopio di Grottaglie per una mostra”la fontana si racconta”. Entrato con la curiosita’ di apprendere nuove cose, ne sono uscito profondamente insoddisfatto sia per le notizie che per le foto non di Grottaglie.

Quindi, armandomi di pazienza e di tempo,”meo more solito“,mi sono rivolto alla rete,sperando che ci fosse qualcosa di piu’ esaustivo e…guardate cosa ho trovato su un sito “fontanelligrottagliesi“: “L’approvvigionamento dell’acqua nella nostra città, come per l’intera regione, è sempre stato un annoso problema, e nelle tremende annate di siccità incise funestamente sulla vita della collettività. Nei campi regnano lo squallore e la desolazione con la scarsità o la distruzione dei raccolti. Negli abitati le economie cittadine crollano dando luogo a crisi di lavoro e alla miseria. “La scarsezza dell’acqua diventa un continuo incubo ed un vero attentato alla salute pubblica, sì che puntualmente si aggravano le malattie, sopravvengono le epidemie con falcidie di intere generazioni di bambini” (Caruso, 1976 :16). La lunga ed appassionata vicenda della nascita dell’Acquedotto Pugliese si intreccia con le vicende sociali, politiche ed economiche della realtà pugliese e nazionale. Nel 1865 con la pubblicazione di un manifesto del “Concorso per la conduttura delle acque”, l’Amministrazione Provinciale di Bari invitava gli specialisti idraulici più famosi d’Italia a presentare i propri progetti per la realizzazione di un acquedotto in Puglia. Tra tutte le soluzioni giunte, quella di Camillo Rosalba, ingegnere del Corpo Reale del Genio Civile, proponeva di “utilizzare con vedute unitarie le acque delle sorgenti e dei fiumi della Campania, dell’Irpinia, del Molise, della Puglia, al fine di dare acqua potabile alle popolazioni e acqua, cioè ricchezza, alle terre arse” (Spedicato, 1999). Nell’idea, l’acqua doveva essere captata dalle sorgenti del fiume Sele, in prossimità del comune Caposele e portata in Puglia: un programma audace per la sua complessità – mai proposto o pensato fino a quel momento – con un costo talmente alto da indurre il Governo a rinviarne la realizzazione.

Nel 1886 sollecitati da una spaventosa siccità che aveva mandato in rovina i raccolti e causato una terribile epidemia di colera che si tornò sull’impellente necessità di realizzare una grande conduttura d’acqua. Il problema dell’acquedotto per la Puglia approdò nelle aule parlamentari nel 1889 grazie a Poerio Matteo Renato Imbriani con la prima proposta di legge “Per il risanamento delle Puglie assetate”. L’infaticabile sostenitore del progetto di portare l’acqua del Sele in Puglia intuì che la soluzione consisteva nel farlo diventare un problema nazionale, auspicando l’intervento dello Stato ispirato dal motto “acqua e giustizia”. La Camera dei Deputati non accolse la proposta, perché il governo Crispi aveva fatto prevalere, ancora una volta, una visione della politica lontana dai problemi della gente. Numerose furono le proposte di legge e i provvedimenti legislativi emersi negli anni successivi. Venne in Puglia una Commissione parlamentare per assicurarsi del bisogno reale di acqua potabile in ciascuna delle tre Province; i Rappresentanti che visitarono la nostra regione, avendo saggiato le acque delle nostre cisterne e quelle dei pozzi superficiali, ne ebbero giustamente una pessima impressione (De Giorgi, 1960: 190-191).

Grottaglie negli anni immediatamente successivi all’Unità possedeva nel proprio territorio una falda freatica del sottosuolo ancora ricca, non mancavano, tanto in paese, quanto in tutto l’agro circostante, pozzi di acque sorgive, oltre alle comuni cisterne per la raccolta di quelle piovane, eppure la siccità, i pericoli di carestie e gli scarsi raccolti continuavano ad angustiare l’intera cittadinanza tanto da rendere più concitati ed accesi i dibattiti nei Consigli Comunali; si tornava a parlare di “incanalamenti” o di “condutture per l’acqua”, ma i tentativi si esaurivano senza soluzioni possibili. Spesso le autorità superiori richiamavano l’attenzione del Consiglio Comunale sulla importanza vitale di procurare acque potabili: “Si avvera, spesso in questo Comune la mancanza dell’acqua potabile, specialmente nella stagione estiva, tanto che i cittadini, con continue doglianze, son costretti a rinvenirla lontano dal paese, trattandosi di uno dei primi elementi di cui ognuno ha bisogno” (Stea, Galletto, 1984 :92-95).

Nel 1868, ci si rimetteva ad un rabdomante, l’Abate benedettino Scerardi, ma il progetto tanto vagheggiato restò solo una speranza. Quattro anni dopo, per risolvere almeno in parte il secolare problema, il Sindaco si adoperò prontamente affidandosi ad un ingegnere inglese, signor Nicolas “un professore dell’arte idraulica, onde assicurarsi della perennità di qualche sorgente”, da rinvenirsi a NE a sette o otto chilometri dall’abitato, presso la masseria della Mutata o ai Colatori e nell’agro di Villa Castelli alla contrada Antoglia. Successivamente una nuova relazione sulla “costruzione di un Acquedotto nella città di Grottaglie”, seguita da un piano finanziario per l’esecuzione della medesima, veniva commissionata all’ing. Felice Romani, incaricato dal Regio Commissario di riferire sul modo di fornire alla città un volume di acqua potabile proporzionato ai bisogni della popolazione di oltre 12000 abitanti:

“Da lunghi anni l’Amministrazione aveva fatto elaborare il progetto per la conduttura d’acqua dalla località detta i Colatori. La costituzione geologica delle zone di quella regione, la scarsezza in magra del volume di acqua erogato da quelle sorgenti, la ristrettezza del bacino idrico di raccolta, male già deponevano a favore di quel progetto. Recenti accurate analisi chimiche hanno dimostrato che quelle acque non possono essere neppure adatte ad alimentare macchine a vapore.” .

La costruzione dell’Acquedotto Pugliese, nonostante le enormi difficoltà di carattere tecnico e finanziario, ebbe risonanza mondiale come capolavoro dell’ingegneria idraulica italiana; a quest’opera, unica del genere, vennero assegnati ruoli e funzioni che, andando al di là della mera distribuzione idrica ai centri abitati, la indicavano come centro propulsore della rigenerazione economica e della stabilizzazione sociale della regione pugliese. Grazie alla spinta operata dal basso ed il simultaneo concorso di fattori politici, sociali ed economici, le genti di Puglia si videro riscattate dalle secolari insalubri condizioni di vita. Col completamento dell’Acquedotto tutti i Sindaci dei Comuni delle Province di Foggia, Bari e Lecce ricevettero comunicazione della fornitura di fontanelle pubbliche, in numero proporzionato alla popolazione e distribuite nelle strade dei diversi rioni abitati. La lettera intestata al sindaco di Grottaglie contiene una serie di raccomandazioni.

La Società Anonima Italiana, concessionaria dell’Acquedotto Pugliese, con una convenzione, concesse al Comune di Grottaglie la realizzazione di dieci fontanine pubbliche a getto continuo – “che dovranno erogare a luce tassata non meno di venticinque metri cubi al giorno ciascuna e che l’acqua dovrà essere dal Municipio pagata a prezzo di centesimi quindici per metro cubo” – per l’erogazione dell’acqua. L’inaugurazione dell’Acquedotto in paese, in esecuzione della suddetta, avvenne alle ore sedici del 27 luglio 1916. Grande era la trepidazione degli astanti accalcati, per assistere, in quel giorno fatidico, al miracolo. Finalmente al primo fiotto d’acqua, accompagnato da giubilo e commozione si compiva il tanto vagheggiato evento.

L’installazione delle fontanine cambiò senza ombra di dubbio le abitudini dei cittadini e l’importanza che l’acqua aveva avuto sino a quel momento. Secondo quanto indicato nel documento del 15 agosto 1916, furono installate dieci fontanine in diversi punti della città (a seguire sono indicate nell’ordine di numerazione rinvenuto): Via Garibaldi, Piazza Elena, Via Vittorio Emanuele, Piazza Santa Lucia, Largo Municipio (attuale piazza Rossano), Piazza Risorgimento, Via Arciprete Maranò, Via S. Francesco de Geronimo, Via Camini, Via Umberto I. La tipologia delle fontanine fu unica per tutte: fuse in ghisa a colonna cilindrica con cappellotto, un solo rubinetto con vaschetta di scolo, sotto al rubinetto la data “1916”. Oggi che ci troviamo nel terzo millennio è diventato normale aprire il rubinetto e vedere scorrere l’acqua, ma è importante rivolgere lo sguardo al passato per ricordare le molteplici battaglie politiche e sociali di intere generazioni.”