Colgo l’occasione di questa bella immagine (anche se pur bisognosa di restauro) della Madonna di Mutata ubicata sulla facciata del piano terra in via Paritaro 19, per tracciare un breve disegno storico di questa spontanea “produzione devozionale”, il cui messaggio universale dovrebbe essere trasmesso alle future generazioni perché si abbia sempre a cuore l’attaccamento alle proprie radici,alla propria storia,alla propria comunità.

La consuetudine di edificare piccole costruzioni destinate al culto ed alla venerazione religiosa ha origini antichissime. “Edicola” deriva infatti dal latino aedes, la casa dei Romani, che nel diminutivo “aedicula” acquista un significato imbevuto di sacralità. L’aedicula, o larario, era infatti una piccola costruzione, di solito una semplice nicchia o una sorta di tempietto, presente in tutte le case dei Romani, in cui erano conservate e venerate le immagini dei “lares”, numi protettori della casa e del focolare domestico. Numerosissime edicole sorgevano anche all’aperto, lungo le strade, nei pressi dei crocicchi, (i “compita”); queste, chiamate “sacella compitalia” erano costituite da un’edicola con timpano frontale e volta a botte con nicchie nelle pareti interne per contenere le immagini delle divinità. Intorno ai sacella nacque una delle tante feste che costellavano il calendario dei Romani, i Compitalia (2-5 gennaio), in onore dei Lari Compitali, antenati delle famiglie che abitavano presso il compitum e divinità protettrici dei campi; durante i ludi si portavano in processione le statuette dei Lari e si compivano sacrifici e libagioni da parte dei vicomagistri (magistrati che sovrintendevano ai quartieri urbani).

Il culto dei lari nasce come espressione della religiosità popolare, caratteristica che è ben evidente dal tipo di pittura di solito rozza ed eseguita con larghe pennellate, che è dunque da inserire nell’ambito dell’arte popolare romana, anche se in seguito verrà assorbita dalla religione ufficiale. Proprio per le sue origini “popolari” il culto dei lari compitali sopravvisse alla fine della religione ufficiale ed all’abolizione del culto di Giove Capitolino. Con il Cristianesimo le immagini degli dèi pagani furono sostituite da quelle cristiane della Madonna, di Gesù, di alcuni Santi. Le edicole sacre, sorte lungo le strade di campagna e negli incroci più bui dei borghi medievali, servivano a rischiarare, con i loro tenui lumini, la notte ed a proteggere i viandanti da pericoli ed agguati, che non dovevano essere poi tanto rari a quel tempo. La tradizione di costruire edicole è sopravvissuta, con motivazioni diverse, fino ai giorni nostri: si ergevano ai limiti del territorio di una comunità per proteggere dai pericoli esterni, ai margini dei campi per preservare i raccolti e la vita dei contadini, ancora lungo le strade e agli incroci a protezione dei passanti, con funzione votiva: per ringraziare dallo scampato pericolo dopo un terremoto, alla fine di un periodo di siccità e carestia, dopo un’epidemia o una guerra; talvolta sono espressione di voti individuali: erette a ringraziamento per una grazia ricevuta. In passato le edicole votive erano dei veri e propri monumenti dall’alto valore simbolico.

Con lo scorrere del tempo acquisiranno ulteriori evoluzioni religiose-devozionali, soprattutto se si considera l’affermarsi di nuove ed importanti personalità cristiane (Sant’Antonio da Padova, San Vincenzo, ecc.); inoltre, architettonicamente saranno caratterizzate da particolari del tutto originali. Infine è utile ricordare che le edicole possono essere esaminate da un punto di vista privato e popolare, per via di differenze sociali, economiche, ambientali ed artistiche, nonché per il manifestarsi, attorno ad esse, di credenze popolari e superstizioni. Per esempio, durante il periodo di regno illuminato di Carlo III di Borbone (Regno di Napoli, non dimenticando che ne facevamo parte anche noi) il fido consigliere Padre Rocco, incoraggiò la diffusione delle edicole votive, oltre che per utilizzarle come fenomenale mezzo di evangelizzazione anche per creare la prima “rete” di illuminazione stradale. Infatti, consentendo l’aumento delle edicole votive soprattutto nei bui vicoli della Città, si incrementò anche l’illuminazione grazie ai tanti ceri e lumini che il popolo accendeva davanti alle immagini sacre che in queste edicole venivano poste.

Ad ogni angolo di vicolo e lungo il suo percorso, dalle prime ore della sera si accendevano pertanto decine di piccole fiammelle che illuminavano, in qualche modo, le stesse stradine napoletane.
Oggi stanno perdendo il loro vero significato e li si osserva solo dal lato estetico. In questi ultimi anni si sta tentando di marcare nuovamente il territorio e i suoi punti nodali. Un esempio sono le opere d’arte poste all’interno delle rotatorie. Queste però sono solo l’espressione di un singolo e non del popolo. Non fanno scaturire gli stessi sentimenti di un tempo su un viaggiatore e non riuniscono la collettività sotto un valore comune. Il recupero delle edicole, dal punto di vista architettonico, ma anche della vitalità legata ad esse, è estremamente importante. Una persona che non ricorda il suo passato non ha identità; altrettanto si deve dire di una comunità. Fra gli altri valori che queste edicole incarnavano, c’era anche quello di dare un’identità ai luoghi in cui esse erano poste: sarà stato un vicinato, un semplice incrocio o un vicolo di città.

Per ritornare a Grottaglie: nel centro storico ci sono molte di queste edicole dedicate soprattutto a Santi locali o avvenimenti religiosi come la Deposizione.Ebbene, riserviamo loro qualche minuto del nostro tempo prezioso e fuggevole: riacquisteremo qualche pezzo di quella serenità e dimensione umana che stiamo perdendo.