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Nella antica sala convegni di palazzo Marchesale in quel di Fragagnano, si è svolto un incontro sul tema “ Il Rito dei santi tra tradizione ed innovazioni”, alla presenza di varie autorità comunali e regionali.

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Tra i vari interventi, ho trattato “Le tavole di San Giuseppe, tra storia tradizione e cultura”, grazie anche a esaurienti notizie fornitemi dal collega prof.Antonio Ricchiuti.

Riporto qualche brano:
… “San Giuseppe, figura molto emblematica e per molti versi ancora circondata da un alone di mistero: sposo di Maria e simbolo per antonomasia dell’amore paterno tanto da essere associato in maniera indissolubile alla festa del papà, resta un santo molto venerato già a partire dai monaci benedettini dal lontano 1030, fino a diventare anche simbolo di una festa religiosa e civile obbligatoria, per tutto il periodo che intercorre tra gli anni che vanno dal 1621, con ufficializzazione da parte del papa Gregorio VI, al 1977, quando la legge numero 54 del 5 marzo la rese una ricorrenza feriale, abolendo il riconoscimento di festività.

Tra le diverse pratiche devozionali che ruotano intorno alla figura di questo santo le più conosciute nel Salento sono sicuramente le Taulate de San Giuseppe, ossia le Tavole di San Giuseppe.
L’usanza è attestata in Salento nei comuni di Giurdignano, Poggiardo, Uggiano la Chiesa, Fragagnano,Cerfignano, Cocumola, Minervino di Lecce, Casamassella, Otranto, Lizzano, San Marzano di San Giuseppe, Sava, Monteparano, San Pietro Vernotico, Erchie e San Donaci ed inoltre in Sicilia, a Valguarnera Caropepe, in Abruzzo, a Monteferrante; anche a Riccia (Molise), la tradizione è molto sentita, così come, seppur in misura minore, in altri paesi della regione.

Queste tavole sono realizzate con diverse pietanze che vanno dai lampascioni alle “rape”, dai “vermiceddhri” (tipo di pasta con cavoli) al pesce fritto, dalle pittule alla zeppola, dal pane a forma di grossa ciambella ai finocchi e alle arance. Il tutto viene consumato a mezzogiorno del 19 marzo dai cosiddetti “santi” impersonati da amici o parenti delle famiglie che vanno da un numero minimo di tre (San Giuseppe, Gesù Bambino e la Madonna) a un numero massimo di tredici, sempre comunque di numero dispari…

Oltre che un momento religioso, la festività di san Giuseppe nei comuni menzionati rappresenta anche un ottimo pretesto per vedere raggruppate, quasi tutte insieme, le principali ricette della gastronomia locale e vivere ancora più intensamente il sapore di Salento in una straordinaria miscela di folclore e profumi.

Entrare a far parte di una comunità è uno dei principi primi di un viaggio, un’epifania possibile avvicinando le tradizioni di un luogo”.

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