Una foto che mi è particolarmente  cara perché tra quei ragazzi c’è mio zio, Cosimo Spagnulo, morto in giovane età e fratello di mia madre.

L’arte della ceramica (perché si tratta di arte pura) si perde nella notte dei tempi, coinvolgendo anche la preistoria:infatti le prime produzioni risalgono al “neolitico”. Anatolia, Mezzaluna Fertile,Grecia, Egitto: sono i primi territori che videro l’espandersi di questa produzione. Passando per Roma, arriviamo verso l’anno mille, quando viene inventata la “maiolica”.
È dai tempi della Magna Grecia che Grottaglie vive ed opera plasmando l’argilla del suo sottosuolo.

In vari siti sul web si legge che è “qui, nelle botteghe ricavate nella roccia – le grotte di un tempo – che nascono oggetti unici di ceramica, vasi, capasoni (grandi contenitori per olio e vino), acquasantiere, cavalieri e amazzoni, fiasche portavino in smalto, brocche, zuppiere ricche di decorazioni e mille altri prodotti preziosi, ormai noti in mezza Italia. Raccontano di questo paese di 33 mila abitanti appollaiato su una collina ai margini meridionali delle Murge, a poco più di 20 chilometri da Taranto, che da anni luce riesce a trasformare la terra in opere d’arte. È l’unica città della ceramica con un quartiere interamente dedicato alla produzione di questo tipo di oggetti: una cinquantina di botteghe distribuite su 20 mila metri quadrati sulla gravina di San Giorgio, vicino al centro storico e ai piedi del trecentesco Castello Episcopio, un tempo residenza dei vescovi di Taranto. Le testimonianze di questa attività si perdono nella notte dei tempi, ma è intorno al XV secolo che si hanno le prime notizie documentate di una produzione sistematica di ceramica a Grottaglie. Per il paese è una vocazione. Ad influire è, anche, una serie di circostanze: territorio ricco di argilla, presenza di grotte, anfratti e ipogei, risorse idriche, zona ventosa (il vento favorisce le operazioni di essicazione degli oggetti). È quello, il XV secolo appunto, il periodo in cui si afferma la lavorazione della ceramica «povera», di tipo contadino, grossi manufatti destinati all’uso quotidiano

Vexata quaestio sul nome “camen’re”: dai “camini” caratterizzanti le botteghe artigianali o dalle muse “Camenae o Casmenae”?