…Ricordi legati alla raccolta dei fichi e al rito dell’essiccazione sopra “lli cannizzi “dove i frutti più belli e più succosi erano divisi a metà per una essiccazione completa ai caldi raggi del sole, perché dovevano essere “mmaritati“, cioè accoppiati, coniugati e riempiti, successivamente, all’interno.

E, come fiumi in piena, vengono alla mente quelle allegre giornate di fine estate: un bambino a giocare con gli ultimi scampoli di sole prima dell’inizio della scuola e una donna col grembiule rosso alle prese, anche, con salsa di pomodori e marmellate. La preparazione della “seccatura” dei fichi: un rito affascinante nella memoria della fanciullezza ,quando la golosità del frutto faceva leccare già le labbra con anticipo, pregustando quella leccornia nei mesi invernali, magari davanti alla stufetta a gas (per pochi) o al braciere della “cinisa” (per molti), mentre si sfogliavano le pagine de il Corriere dei piccoli o Capitan Miki o Nembo Kid o si raccontavano fiabe e racconti da parte dei piu’ anziani.

Le bianche mani di mia madre dilatavano con maestria l’interno cedevole del fico essiccato e sistemavano mandorle tostate, finocchio (non mi piaceva), pezzettino di limone,tutti ben amalgamati. Sistemati nelle capaci teglie, li si portava al forno, dove venivano cotti a bassa e costante temperatura.Quanti odori,quanti profumi venivan fuori da quei forni fumosi e grigi e riempivano le stradine e le piazze, gia’ allietate dalle voci dei bambini che giocavano! Una volta raffreddati, erano posti in conservazione interponendo foglie d’alloro e finocchio .:un altro magico rito.Tutto era rito, perché il rispetto investiva anche il cibo. Erano i dolci di un’eta’ passata, di una generazione indigente che aveva conosciuto gli orrori e gli errori della guerra,di una generazione che aveva gustato il sapore del pane raffermo e della povertà, alla quale queste piccole “bombe” di dolcezza a buon mercato, regalate dalla natura generosa, apparivano come il modo migliore per dimenticare,almeno per un po,i sacrifici e le rinuncie in una vita sempre uguale.

Ed alla fine di questo mio breve viaggio a ritroso nella memoria del tempo, sono sempre più convinto che esso sia anche cultura:conservare, riscoprire, tramandare le tradizioni, il gusto, il piacere di riassaggiare il sapore di una volta, di ciò che fa parte della nostra terra, la tradizione che rinasce e si tramanda e ci riporta indietro nella storia, alla conservazione della natura,alla ricerca e scoperta di noi stessi.