Se l’etimologia di “trainu” è chiara (dal latino “trahere”, tirare,trascinare, ecc), quella di “barroccio” forse è più ostica ma altrettanto semplice (dal latino “birotium”, due ruote).

Fatta questa precisazione, do “la voce” all’amico Damiano Laino, grottagliese trapiantato a Palermo, che mi ha fornito questo testo,frutto di sue ricerche: “Il barroccio pugliese si compone di un pianale “LA NACA”, sul quale si caricano passeggeri e materiali, due stanghe “LI STANGHI” tramite le quali si aggancia il traino alla bestia, e due alte ruote.
“LA VILANZOLA” è un’asse trasversale attaccato al pianale del traino, a cui si applica il cavallo ausiliario “LU VILANZINU”
Il pianale è munito di quattro fiancate “LI NCASCIATI” , due laterali e se si vuole una anteriore ed una posteriore.
Le stanghe possono applicarsi alla bestia in due modi :
Tramite il sellino “A SEDDINU”, posto sulla groppa della bestia;
Tramite il collare e la bardella “A CUDDARU E VARDEDDA”.
Per salire sul traino vi sono due lunghi predellini “LI STAFFUNI”, il freno a mano “LA MARTELLINA” agisce direttamente sul cerchione delle ruote.
Il traino è munito di una cassettina a tiretto posta sotto il pianale, nella parte anteriore. Per reggere il traino quando è vuoto e privo dell’animale vi è un puntello “LU CIUCCIU” in legno fissato sotto il pianale.
La trazione del barroccio è affidata ad un mulo o cavallo, talvolta si poneva al suo fianco un altro animale per aiuto “LU VILANZINU”. Il bilancino è un bastone alle cui estremità stondate si attaccano le tirelle della bestia, ed è munito nella sua metà di una ghiera “LA CARTOCCIA” porta gancio “LU CRUECCU” cui si applica l’aratro.

La ruota è composta di 12 raggi, 12 gavelli “CAVIGGHI”, cioè 12 corone circolari in legno che unite formano la circonferenza “LA CINTINATURA” della ruota ed un mozzo “LA TESTA”. Il mozzo è la parte centrale della ruota, di legno di noce, nelle cui fessure cuneiformi “LI MMECCI” si inseriscono i raggi.
Il mozzo non è munito di cuscinetti per ruotare sull’asse, ma di bronzine di forma troncoconica. Esse sono di due tipi: unica bronzina “LA SIMOIA”, bronzina a due sezioni staccate “LI NTRUNI”. Quest’ultimo tipo di bronzine ha l’inconveniente di consumare, per l’attrito, l’asse molto prima dell’altro.
La ruota in legno è racchiusa in un cerchione di ferro “LU CANTU”.
Il suo montaggio costituisce un’operazione molto difficile e richiede molta abilità. Lo si rende prima incandescente di modo che si dilati, quindi con una sveltezza non indifferente lo si inserisce sulla ruota in legno approntata.
Il cerchione veniva raffreddato rapidamente con l’acqua, generalmente si usavano dei barattoli “LI PIZZAREDDRI” di latta al cui fondo era praticato un foro, si restringe sulla ruota consolidando tutti i suoi elementi.
La ruota applicata all’asse è tenuta sicura da una bietta, acciarino o arsicola “ARSI’CLA”, infilata in una fessura praticata alle due estremità della sala (=asse delle ruote).

Tra le tipologie di carri più diffuse vi erano: TRAINU TI SETTI PARMI:Traino molto alto con ruote di circa m. 1,80 di altezza. Ricordiamo che il PARMU = cm 26. e la “SCIARRETTA, SOBBRAMMOLI”, ovvero carretti forniti di ammortizzatori del tipo a balestra.”

La foto è di Noè Trevisani, collega ed amico di mio padre.