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Michele Ignazio D’Amuri nacque a Grottaglie, il 24 luglio 1910, da Giuseppe e da Maria Carmela Falsanisi. Compì l‘obbligo scolastico elementare nella sua citta natale. Il 21 ottobre 1923 entrò nella Scuola Apostolica, ospite del Collegio Argento di Lecce, per frequentare il ginnasio. Il 25 settembre 1925 partì per Napoli ed il 27 fu ammesso nel noviziato della Compagnia di Gesù, vestendo l‘abito religioso il 10 ottobre successivo.

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Compìto il biennio, emise i voti il 27 settembre 1924, e quindi svolse gli studi di rettorica (liceo). Il 29 settembre 1929 lasciò Napoli e si recò a Chieri, in provincia di Torino, dove compi il triennio di filosofia. Subito dopo, fu destinato alla Scuola Apostolica in Vico Equense, per insegnarvi lettere nel ginnasio. Quivi ebbe piena maturazione ed ispirazione il suo estro poetico. Nel 1935 principiò gli studi teologici a Villa San Luigi a Posillipo; e, dopo il terzo anno, venne ordinato sacerdote il 26 luglio 1938, nel Gesù Nuovo di Napoli. Frequentò il quarto anno di teologia e quindi fu inviato a Firenze per il terzo anno di probazione. Il 15 giugno 1940 fu inviato al Pontificio Seminario Teologico “Pio X”, di Catanzaro. Con l‘entrata dell’ Italia nella II guerra mondiale nel 1940, fu chiamato come tenente cappellano e partì per Trieste, dimorando nella caserma di San Saba. Il rettore del seminario, però, riuscì a fargli ottenere l‘esonero, per cui, dopo alcuni mesi, il D’Amuri venne congedato. Purtroppo, durante la notte del 22 settembre 1941, il seminario di Catanzaro fu distrutto da un violentissimo incendio. Il caro D’Amuri perdette tre quaderni preziosi di sue poesie. Grande fu la sua angoscia. Docenti e discenti emigrarono a Reggio Calabria, nel Pontificio Seminario “Pio XI”, dove D’Amuri insegnò italiano, latino, e storia della filosofia nel liceo. Nel maggio 1943, il seminario fu chiuso, essendo vicinissima una polveriera. Egli fu trasferito a Lecce, come professore di lettere, nell’ Istituto Argento. Da Lecce passò poi a Taranto, per insegnare nell’Istituto San Luigi, aperto il 13 dicembre 1943.

La vicinanza alla sua natia Grottaglie fu motivo di particolare conforto alla sua squisita sensibilità traboccante di affetto e di alti e nobili sentimenti, mentre anche le marine joniche furono fonte di sua ispirazione poetica. Sorsero, quindi, i volumi di poesie intitolati “Onde”, “Vento”, “Nubi” e “Nebbie”; altri volumi di liriche pubblicati furono: “Tanka”, “Ellas”. Pubblicò in prosa “Le cene solitarie”, “Enimmi” e “Soliloqui nel crepuscolo”. Con il titolo “I brevi giorni”, dall’età di vent’anni, cioè dal 1930 raccolse in cinque agevoli volumetti note di diario, che, per il loro spiccato valore autobiografico, ben contribuiscono a comprendere la spiritualità della sua esistenza, trascorsa in operoso raccoglimento e provata duramente dalle sventure famigliari: il 28 agosto 1952 perde la mamma; molto toccanti sono le pagine in cui ricorda la sventura della sorella Lina, stroncata irreparabilmente da inguaribile morbo nel 1964; successivamente, cioè nel marzo 1966 perde il babbo. Anche nelle pagine de “I brevi giorni” si avverte la sua profonda cultura, la sua squisita conoscenza della grande letteratura classica, di quella europea ed asiatica, oltre quella italiana. della quale tesoreggia specialmente Dante e Leopardi. Con il grande Poeta di Recanati rivela spiccata affinità tematica e di temperamento; ma è opportuno precisare che il D’Amuri, come leggeremo, saprà sempre superare con la fede in Dio la concezione negativa sugli uomini, il pessimismo, la malinconia e la visione dolorosa della vita. Degna di particolare ricordo la trilogia in dialetto grottagliese dei volumi: “Pi strati e tiempi antici”, “Quanna la sera scenne”, “Pò la notte è vvinuta”, in cui il Poeta adagia la sua anima nella bianca dolcezza dei ricordi e dichiara di usare il dialetto come atto di grande amore per il paese natio.

Imitando il breve componimento giapponese hai-kai, ci presenta suggestivi quadretti di uomini, visioni, attivita. delicati e teneri sentimenti. Nel vernacolo grottagliese celebra avvenimenti e protagonisti anche storici quali Pietro D’Onofrio e D’Alò Alfieri che fecero onore a Grottaglie; rivivono e descrive poetando le diverse attività della sua Grottaglie religiosa, agricola ed artigiana. Non mancano frequenti considerazioni dolorose sulla vita e note pessimistiche sugli uomini. Spiccano toccanti evocazioni evangeliche: il sublime sacrificio del Cristo martoriato sulla croce ed il lamento della Madre, che, addolorata, piange lacrime silenziose per l‘indegna morte del Figlio, che si è sempre prodigato in opere prodigiose di bene per rimmemore indegna umanità. Si sente sempre nella poesia del D’Amuri l‘ansiosa ricerca della Luce, l‘eterno innamorato del cielo, che aspira, anche con i suoi versi, ai porti dell‘eternità. Egli è il poeta squisitamente cattolico, che, animato da fede profonda, brucia e disperde melanconie, dolori, pessimismo ed ogni senso di angoscia con l’incandescente misticismo dei suoi scritti.

Al nostro Poeta non mancarono giusti riconoscimenti: l‘Accademia Tiberina, con diploma dell’8 novembre 1973 lo accoglieva fra i membri della gloriosa Accademia, mentre la rinomata Accademia di Lettere, Scienze e Arte in Milano, dopo un encomio solenne del presidente Co. Mario Pocobelli lo iscriveva all’albo accademico con diploma del 21-4-1976, eleggendolo successivamente suo consigliere con diploma del 21 aprile 1978. In Grottaglie, alla via Armando Diaz, 76 nella casa silenziosa come la sua esistenza poetica, rimaneva in dignitosa solitudine, la sorella Anna Maria, gelosa custode di quelle stanzette trasformate in miniera di preziosi ricordi, che testimoniano, direi in religioso raccoglimento, la missione sacerdotale, culturale e poetica del dottissimo Michele Ignazio D’Amuri, morto a Bari nell‘Istituto Di Cagno Abbrescia il 21 gennaio 1986, ma più che mai vivo nel cuore di tutti coloro che lo ricordano come maestro di vita, di cultura e di quella poesia con cui va significando tutta la nobilità della sua anima.

Sono orgoglioso di aver contribuito alla sostanziosa raccolta delle firme degli studenti nella mia scuola per l’intitolazione, all’epoca, di una strada (obiettivo poi realizzato) a questo nobile personaggio di altri tempi.

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