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L’immaginazione del murales in un misto di sogno e di arte e di realismo,col sole che riscalda le mura e l’animo di chi sa apprezzare.

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E’ un murales, qui a Grottaglie, che riproduce… una porta con una gialla tendina (la via non la conosco)! 
L’immaginazione umana è uno dei rimedi più forti, anche se completamente illusorio, al problema della felicità e non poteva non essere trattato anche nei murales. Scrive, infatti, Leopardi: «Considerando la tendenza innata dell’uomo al piacere, è naturale che la facoltà immaginativa faccia una delle sue principali occupazioni della immaginazione del piacere. Il piacere infinito che non si può trovare nella realtà si trova così nella immaginazione, dalla quale derivano la speranza, le illusioni, ecc. Perciò non è maraviglia: 1. che la speranza sia sempre maggior del bene; 2. che la felicità umana non possa consistere se non nella immaginazione e nelle illusioni».

La natura ha, quindi, dotato l’uomo della facoltà immaginativa che opera come una seconda vista capace di veder quello che non c’è, di intravedere quanto lo sguardo naturale e sensitivo non coglie. L’immaginazione opera laddove un bene appaia lontano, sfuggente, oppure venga percepito solo in parte con i sensi della vista, dell’udito.

Mi scrisse la cara amica Carmela Pinto (che ringrazio per le notizie), a proposito della signora in foto : “Menodda cosi la chiamavano… il suo nome era Carmela… una brava donna, facevo spesso quella strada, per andare da mia suocera! Non passavi mai per un solo saluto, sempre era solidale con tutti, aveva sempre qualcosa da dire, da raccontare, l’estate seduta davanti alla porta, aveva sempre una sedia pronta per farti sedere… tutte le sere i figli erano dalla mamma sembrava che erano sempre in festa, si era sposato un nipote figlio della figlia, dopo una settimana del matrimonio del nipote sempre in casa sua con tutti i suoi figli stavano vedendo il video del matrimonio, Menodda, chiuse gli occhi dolcemente, senza che i figli se ne accorgessero, la vollero portare in ospedale ma non c’era più niente da fare...”

Da quello che mi ha scritto Carmela Pinto, Menodda e’ morta come ha vissuto… serenamente, cullata dolcemente dalle braccia della morte e non aggredita da lei .

“Gradita agli dei” avrebbero detto gli antichi e Mimnermo o Saffo o Alcmane, lirici greci le avrebbero dedicato una lirica, tramandando il suo nome nei secoli.

Anche questa e’ Storia, quella preferita dal Manzoni, la Storia dei sentimenti, delle speranze,dei sogni, delle aspettative, della umilta’ e della semplicità ovvero dell’essere umano con le sue debolezze, le sue difficoltà, i suoi insuccessi,le sue illusioni e le sue parabole esistenziali.
La Storia degli umili e della gente comune!

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