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Le campagne delle province pugliesi offrono un panorama particolare, grazie alla miriade di muri realizzati rigorosamente a secco, ovvero senza malta, secondo una tradizione antichissima.

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La ragione della fitta maglia di muri a secco va ricercata nella precoce formazione di una classe di piccoli proprietari terrieri, che dalla prima metà del ‘500 frazionarono un immenso feudo e che, manualmente, assieme a numerosi contadini ne delimitarono le nuove proprietà in piccoli e grandi vignali con tali muri a secco.
I muri a secco costituiscono un elemento fondamentale del paesaggio agricolo salentino, rappresentando anch’essi il duro lavoro dei contadini svolto nel tempo. Presenti praticamente ovunque nel territorio, la loro origine risale all’epoca preistorica, precisamente al Neolitico, come altri elementi costituenti il paesaggio agricolo qui descritto.

Quando l’uomo evolvendosi cominciò ad effettuare l’aratura del terreno per coltivarlo, ritenne utile accumulare lungo i bordi dei campi tutte le pietre che affioravano, perché ostacolo al lavoro dell’aratro; successivamente vennero ordinate ed appoggiate l’una sull’altra lungo quelli che sarebbero poi diventati i confini dei terreni quando venne adottato il sistema a campi chiusi.
Nascono in questo modo i muri a secco che con il tempo hanno acquistato altre funzioni: protezione dei raccolti dal pascolo e da erbivori selvatici; confini di proprietà, funzione frangifuoco (perché evitano il propagarsi di incendi derivanti dalla bruciatura delle stoppie) e frangivento, creando quel sottile reticolo delimitatore di strade e campagne. Sono inoltre sicuramente belli esteticamente.
Costituiscono elemento importante oltre da un punto di vista storico, culturale e paesaggistico anche dal punto di vista faunistico perchè è stato accertato da ricerche effettuate da esperti rappresentare una zona di rifugio per molte specie animali e vegetali, rappresentando in alcuni casi l’unico serbatoio della biodiversità nell’ambiente rurale, in assenza spesso di habitat naturali come boschi, siepi. Tra queste specie ricordiamo ratti, serpenti, lucertole, tartarughe, ricci, scolopendre, civette, lentisco, licheni ecc….

La pietra indica, in tutte le culture, la potenza di Dio e lo sguardo ci conduce inevitabilmente verso l’alto.In realtà, la presenza e la potenza divina – qualsiasi essa sia – è ben solidificata, concentrata, anche e soprattutto nelle migliaia di pietre che accompagnavano la vita quotidiana dei nostri nonni e dei nostri padri. Pietre disseminate lungo le vie, i sentieri, le campagne, le foreste, che apparivano agli angoli delle stradine dei paesi. Pietre incise, riportanti date, nomi o forti per la loro sola presenza e che lentamente ma inesorabilmente stanno scomparendo portandosi via la memoria storica di luoghi, nomi, storie e leggende. E’ tutto un patrimonio che cade nell’oblio. Pietre che servivano da “termini”, da confine, un tempo sacralizzati durante le rogazioni, incise con croci e segni che mettevano l’atto della regolamentazione sotto l’egida del Divino. Ogni pietra porta con sé una storia millenaria. I romani ponevano le pietre confinarie sotto la protezione del Dio Terminus – da cui la parola “termine” – e chi osava spostarle veniva seppellito vivo nel campo e lasciato in balìa di una coppia di buoi trainanti un aratro.La nostra Puglia è una terra carsica bruciata dal sole che abbonda di materiale pietroso. Assoggettare questa terra è stato per i contadini un compito durissimo; per renderla coltivabile è stato necessario ”ripulirla” dalle pietre che sono state così accumulate o messe ai bordi dei campi, fungendo come limite del campo stesso.

Secondo leggende e tradizioni,tra le pietre dei muri a secco vivono strani personaggi ingrugniti ma simpatici e ospitali. Per “stanarli” occorre uno specchio: la loro metà invisibile, quella magica, si manifesta solo agli occhi attenti dei bambini essi, sensibili come sono, percepiscono la loro presenza. Gentilmente li invitano poi a riflettersi e loro, che amano i bambini, accondiscendono e teneramente appaiono anche agli occhi degli adulti ma solo a quelli che hanno il cuore di bambini.

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