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Le sue frasi memorabili erano “Ricordatevi che si muore. Tutti dovete morire”, e “Il tempo vola, soprattutto per me”.

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Chi lo ha conosciuto sa che Padre Campagna, gesuita, è stato concreto, spiritoso,acuto, schietto sempre con quel ghigno tra lo scanzonato e il mordace, ma anche con un sorriso che era un invito aperto ad affrontare la vita cristiana con semplicità, senza bigotteria e carità pelose. Egli è stato la memoria storica di Grottaglie e conosceva la vita, la morte e i miracoli di più di 50 anni della città, proprio lui che fu un grottagliese d’adozione, essendo nato a Roggiano Gravina (in provincia di Cosenza) nel 1916 da Luigi e Maria Carmela Caravetta. Primo di otto figli Vincenzo venne reclutato dal gesuita padre Angelo Ziccardi su segnalazione di don Peppino Miele e a soli 13 anni, nel 1929 entrò nella Scuola Apostolica dei Gesuiti di Vico Equense (Napoli). Il 4 ottobre del 1931 venne accolto nella Compagnia di Gesù a Villa Melecrinis (Napoli)e si formò sotto la guida spirituale e pedagogica di padre Giuseppe Peluso.

Dopo gli studi classici Vincenzo dal 1937 al 1939 studio’ Filosofia a Gallarate (Varese), dal 1939 al 1941 magistero al Collegio“Argento”di Lecce e poi teologia a Posillipo negli anni della guerra, sotto i bombardamenti. Fu ordinato sacerdote il 9 luglio1945. Giunse a Grottaglie nel 1951 accolto dal superiore padre Umberto Napoleone.e diresse la Congregazione Mariana maschile e femminile di Grottaglie con le sue specifiche attività: culturali, caritative, missionarie, liturgiche. Fondo’ la”Biblioteteca Popolare di San Francesco” raccogliendo volumi un po’ dappertutto ed ha educato intere generazioni. È stato anche il direttore del bollettino”Tornate a Cristo”. Il 9 settembre 1995 festeggiò i cinquant’anni di sacerdozio. Scrisse l’amico Eligio Miccoli in “Tornate a Cristo” (Anno XLVI, N.3, settembre-dicembre1995): “ Padre Campagna è stato protagonista nel Santuario del quale è un cultore e devoto”. In“Tornate a Cristo” (Anno XXVIII, N.5, novembre-dicembre, 1973) Padre Campagna scrisse: “Col tempo anche a Grottaglie, quasi tutti si sono motorizzati. Io invece, no. Non perché non ne avessi il desiderio: mi sono infatti patentato, ma per dare esempio di povertà religiosa. Ora che anche le vie di Grottaglie brulicano di macchine e di motorette, quante volte ho sentito: “Padre,quando vi motorizzate?

Il mio ricordo indelebile di lui? Legato ai memorabili,indimenticabili e, purtroppo, lontani tempi della Congregazione Mariana, alle attivita’ inerenti,alle sue visite a casa mia dove annunciava, sorridendo, a mia madre che “mi avrebbe precettato per gli esercizi spirituali”…ai biliardini della Congregazione Mariana ed a quel tavolo del ping pong in via Spirito Santo.

La Compagnia di Gesù, in latino Societas Iesu, è un ordine religioso di Chierici regolari (i membri di questa congregazione pospongono al loro nome la sigla S.I.) e sono comunemente chiamati Gesuiti. Tutta la ragion d’essere di questo ordine si esprime nei suoi due pilastri: 1) Il senso della militanza; 2) La totale fedeltà al Papa. Questi due pilastri sono direttamente conseguenti alla spiritualità degli Esercizi spirituali che sant’Ignazio di Loyola scrisse (ispirato dalla Madonna) trovandosi in una grotta di Manresa: «(Sant’Ignazio) ritiratosi nella grotta di Manresa, ammaestrato dalla stessa Madre di Dio nell’arte di combattere le battaglie del Signore, ricevette come dalle mani di Lei quel perfetto codice (…) di cui deve far uso ogni buon soldato di Gesù Cristo» (Pio XI, Meditantibus nobis, 3 dicembre 1922). In questi Esercizi c’è una meditazione chiamata dei due stendardi. Il Santo invita ad immaginare una vasta pianura con due città: una brutta, disordinata, sporca, chiassosa; l’altra bella, ordinata, pulita, silenziosa. La prima è Babilonia; la seconda, Gerusalemme. Fuori le mura di Babilonia c’è un mostro seduto su un trono fumante; il suo viso è terrificante, gli occhi fiammeggianti. È Satana che, sotto il suo stendardo infernale, chiama a raccolta i suoi. Presso le mura di Gerusalemme, invece, c’è Gesù, bello, ordinato, pulito, che sotto lo stendardo celestiale chiama anche Lui a raccolta i suoi.
Ebbene, proprio nel vivo della meditazione, sant’Ignazio invita ognuno a porsi questa terribile domanda: “e tu, sotto quale stendardo decidi di combattere?” Domanda terribile, a cui non si può sfuggire: se si decide di non decidere, se si decide di non schierarsi, già si è fatta una scelta, già si è scelto Satana. La storia della Compagnia è stata all’insegna di questi due pilastri. Essa nacque nel 1539, allorché un gruppo di ex-studenti che avevano conseguito il baccellierato in filosofia e in teologia alla Sorbona di Parigi, si ritrovarono a Roma e qui decisero di costituire un ordine religioso. Essi, dopo aver fatto gli Esercizi, sotto la direzione di Ignazio di Loyola, decisero di far voto di recarsi in Terrasanta per aiutare le anime, ma anche perché convinti della necessità di riconfermare nella spiritualità cristiana quell’idea di crociata che già da molto tempo ne costituiva il centro.L’idea della Terrasanta, però, fallì a causa della guerra tra veneziani e turchi e allora sant’Ignazio e compagni decisero di andare a Roma per offrirsi totalmente al Papa e per essere inviati in missione ovunque Egli avesse voluto.
Il 24 giugno del 1539 fu presa la decisione di fondare il nuovo ordine. Riconosciuto come capo del piccolo gruppo, sant’Ignazio presentò al Papa Paolo III una schema in cinque punti che sintetizzava la nuova istituzione; e il 27 settembre del 1540 il Pontefice l’approvò con la Bolla “Regimini militantis Ecclesiae”.L’ordine si sarebbe chiamato Compagnia di Gesù. Un nome per far capire quanto, per il gesuita, Gesù sarebbe dovuto essere il centro e lo scopo di tutta la propria vita, fino all’offerta totale di essa. Il superiore sarebbe stato eletto a vita, i membri non sarebbero stati obbligati alla recita dell’Ufficio Divino e sarebbero stati legati al Papa con uno speciale voto di obbedienza, da aggiungersi ai tradizionali tre (povertà, castità e obbedienza al superiore). I frutti non mancarono: la Compagnia conta finora oltre 50 santi e 150 beati, tra cui molti hanno patito il martirio della fede.Per i grandi successi nell’attività apostolica e per la dura opposizione all’Illuminismo e al Giansenismo, la Compagnia iniziò ad essere fortemente perseguitata: fu cacciata dal Portogallo, dalla Spagna, dalla Francia, dal Regno di Napoli e dalle Colonie del Sud e del Centro America. Il 21 luglio del 1773, a causa di forti pressioni da parte di alcune case regnanti, Clemente XIV firmò il decreto Dominus ac Redemptor dove la Compagnia veniva addirittura soppressa. A causa della soppressione, l’evangelizzazione in Asia, in Africa e nelle Americhe subì un duro colpo. La Compagnia però sopravvisse nella Prussia di Federico II e nella Russia di Caterina II; ma fu dopo la Rivoluzione Francese (in cui furono martirizzati molti ex-gesuiti “refrattari”) e il periodo napoleonico, Papa Pio VII, il 7 agosto del 1814 riabilitò la Compagnia con la bolla Sollicitudo omnium Ecclesiarum. Ritorniamo, in conclusione, agli Esercizi Spirituali Nel testo, sant’Ignazio ne ha spiegato la finalità dicendo:“Con questo termine «esercizi spirituali» si intende ogni modo di esaminare la coscienza, meditare, contemplare, pregare vocalmente e mentalmente, e altre attività spirituali, come si dirà più avanti. Infatti, come il passeggiare, il camminare e il correre sono esercizi corporali, così tutti i modi di preparare e disporre l’anima a liberarsi da tutti gli affetti disordinati e, una volta che se ne è liberata, a cercare e trovare la volontà divina nell’organizzazione della propria vita per la salvezza dell’anima, si chiamano esercizi spirituali” .

Un saluto, padre Campagna, ti ricorderò sempre con la tua burbera voce che non riusciva a nascondere il sorriso delle persone buone!

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