La piccola gravina, nota coma “lama dei Pensieri“, è localizzata a sud del centro urbano e si articola in due differenti tratti: il primo, a monte in direzione nordovest – sudest, il secondo, a valle dopo una curva a gomito, in direzione nordest – sudovest. Le pareti della gravina non sono strapiombanti, ma solo accidentate.

L’insediamento rupestre medievale della lama dei Pensieri, noto come Casalpiccolo, si presenta come estremamente interessante. È costituito da numerose grotte su più piani, molte delle quali ottenute attraverso il riadattamento di cavità naturali (si è per queste in particolare ipotizzato un uso antropico già dall’epoca preistorica).Il villaggio si compone di circa venti grotte. L’accesso al villaggio avviene da una scalinata scavata nella roccia che sbocca nei pressi della chiesa rupestre descritta in seguito. La scalinata di accesso costituiva il terminale di una antica carraia, distrutta in seguito alla costruzione della ferrovia Grottaglie – San Marzano.

Il villaggio era in passato protetto da una torre (come si riscontra anche per l’abitato rupestre di Petruscio a Mottola o per quello della Torretta a Massafra). Numerose grotte, compresa la chiesa, sono oggi prive della facciata, a causa di crolli e di interventi antropici connessi al riuso delle grotte successivamente al loro abbandono.Le abitazioni più antiche sono quelle localizzate nei pressi del luogo di culto, spesso caratterizzate da una planimetria molto semplice, composte cioè da un unico vano e da uno spiazzo all’aperto antistante. Antico appare anche il riutilizzo di alcune tombe a grotticella dell’età del Bronzo.Nella parte terminale della lama, in corrispondenza del ponte della ferrovia, si trova l’interessantissima chiesa rupestre affrescata. Gli affreschi risalgono al XIII secolo e sono affiancati da alcune iscrizioni in greco. Alcuni affreschi sono stati asportati da clandestini nel 1981.La presenza di un imponente sistema di cabalette, pozzi e cisterne induce a pensare un possibile utilizzo della risorsa acqua anche a fini produttivi (forse anche per la produzione in loco di ceramica).

Certa era la presenza dell’allevamento ovino, come dimostrato dal ritrovamento di due paia di cesoie per la tosa delle pecore. A primo acchitto si presenta desertificata, con pareti di roccia nuda che predominano, interrotte solo da selve di more, cespugli di timo e capperi, cardi di vario tipo, scille marittime, alberi di fico selvatico e qualche carrubo. Nonostante ciò, studi botanici (Masi, 1988) hanno permesso di catalogare oltre cento varietà floristiche, alcune anche di notevole interesse. L’acqua si riscontra solo in occasione di piogge che, se abbondanti riescono a creare un piccolo stagno di breve durata presso la grotta del Sentinaro, usata sino a qualche decennio fa per depositare i residui della lavorazione dei numerosi frantoi presenti in Grottaglie, utilizzati dai saponari per ottenerne appunto sapone.

In funzione dei reperti raccolti da vari studiosi, sia nella gravina che nelle zone adiacenti, e delle testimonianze rupestri ancora in sito, si può affermare che i primi insediamenti risalgono all’età del Bronzo, seguiti poi in età romana, sino al medioevo, quando si definisce l’abbandono di tutte la borgate intorno a Grottaglie e la costituzione dell’unico borgo di Casal Grande, attuale centro storico di Grottaglie.

All’ingresso della gravina presso il ponte ferroviario, sul fianco destro in alto è subito evidente un insieme di cavità, di queste una con apertura murata rappresenta la Chiesa cripta delle Nicchie; all’interno una volta gli affreschi (datati dal XII al XIV secolo) campeggiavano in tutta la loro bellezza con rappresentazioni di Santi, angeli, e scene di vita di Gesù. Oggi purtroppo asportazioni vandaliche hanno decretato il loro decadimento lasciandoci solo piccole tracce di colore.

Tutte le altre cavità rimaneggiate in tempi diversi e per vari usi (case grotta, ovili, tombe a grotticella o a colombaia, magazzini, ecc.), si presentano aperte e ricche di manufatti Una tra le cavità maggiori è rappresentata dalla Grotta dell’Elefante o della Colonna, cosiddetta per la presenza all’interno di una colonna tufacea a forma di zampa d’elefante.