lingua dei segni
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Si è svolto il primo incontro del progetto di sensibilizzazione alla Lingua dei Segni Italiana (LIS) rivolto ai bambini delle classi quinte della scuola di Pulsano.

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Il percorso, che proseguirà per tutto il mese di novembre e dicembre, è stato fortemente voluto dalla Consulta delle Persone con Disabilità del Comune di Pulsano, con l’obiettivo di promuovere una cultura dell’inclusione e del rispetto delle diversità comunicative.

Il progetto, gratuito e aperto a tutte le classi quinte, è condotto da Anna Luna Nistri, educatrice e pedagogista specializzata in Lingua dei Segni Italiana presso l’Ente Nazionale Sordi (ENS), che offre la propria disponibilità a titolo di volontariato.

Attraverso attività laboratoriali, giochi e momenti interattivi, i bambini stanno scoprendo la cultura sorda e apprendendo i segni di base (saluti, colori, emozioni, animali, numeri, ecc.), in un clima di curiosità, empatia e condivisione.

La Consulta delle Persone con Disabilità di Pulsano si impegna costantemente nel costruire una comunità sempre più inclusiva e attenta alle differenze.

Lingua dei Segni: una finestra verso un mondo silenziosamente vivo

Scopriamo insieme la Lingua dei Segni Italiana (LIS) : storia, linguaggio, comunità e valore per una società più inclusiva.

Nel corso della storia, abbiamo spesso visto la comunicazione come un fluido linguaggio orale‑uditivo: parole che fluiscono, voci che si alzano, suoni che vibrano. Eppure, esiste un linguaggio che non si basa sul suono – non per mancanza di valore, bensì per scelta dell’espressione –: la lingua dei segni.

Quando si esplora la Lingua dei Segni Italiana (LIS), ci si imbatte non solo in un linguaggio visivo‑gestuale, ma in una vera e propria cultura, comunità, e sistema linguistico autonomo. In questo articolo vedremo la sua evoluzione, la struttura, l’importanza sociale e culturale, e il perché impararla rappresenti un gesto di apertura verso l’altro.

Grazie al contesto del blog GIR – che ha da tempo scelto di dare spazio a temi nazionali e di tendenza – puntiamo a valorizzare anche questo tema con l’attenzione che merita, confidando nella vostra curiosità e apertura.

Indice

Origine e storia della LIS

Un viaggio che parte da scuole pionieristiche fino al riconoscimento moderno.
La lingua dei segni italiana non è un’invenzione recente, ma ha radici che si estendono nel tempo. In Italia, le prime scuole per bambini sordi risalgono al XVIII secolo : ad esempio, il prete Tommaso Silvestri aprì una scuola per sordi a Roma nel 1783/84, ispirandosi al metodo francese.

Tuttavia, per lungo tempo la lingua dei segni fu relegata al fondo della didattica: la conferenza internazionale di Milano del 1880 stabilì la preferenza del metodo orale‑labiale rispetto all’uso dei segni nelle classi.

La vera attenzione linguistica e scientifica arrivò solo verso gli anni Ottanta, in parallelo agli studi internazionali che riconoscevano le lingue dei segni come sistemi linguistici autonomi (influenzati dal lavoro di William C. Stokoe).

Nel panorama italiano, la dizione “LIS” (Lingua dei Segni Italiana) si affermò come nome della lingua autonoma usata dalla comunità sorda in Italia. Recentemente, è stato compiuto un passo importante: con il decreto “Sostegno Bis” è stata riconosciuta giuridicamente la LIS e la lingua dei segni italiana tattile (LIST).

Questo lungo percorso storico ci fa capire che la LIS non è soltanto “gestualità” ma

un patrimonio da conoscere e valorizzare.

Caratteristiche linguistiche: grammatica e modalità della LIS

Comprendere come funziona una lingua visiva‑gestuale che va oltre la traduzione parola per parola.

Una delle prime cose da chiarire è che la LIS **non è** semplicemente l’italiano parlato tradotto con le mani. Come le lingue parlate, ha un suo sistema grammaticale, fonologico e morfologico.
Per esempio:
– Le lingue dei segni utilizzano parametri manuali e non‑manuali (configurazione della mano, movimento, orientamento, posizione nello spazio, espressione facciale) che sono analoghi al fonema nelle lingue parlate. Nel contesto della LIS si parla di otto parametri formativi.
– La struttura sintattica può differire da quella dell’italiano orale. Ad esempio, in alcuni casi la LIS utilizza un ordine soggetto‑oggetto‑verbo (SOV).
– Lo spazio corporeo diventa parte della grammatica: oggetti o persone possono essere “collocate” nello spazio visivo e poi richiamate ad esempio da pronomi spaziali.
– È una lingua visivo‑gestuale: le mani comunicano i segni, ma anche lo sguardo, il volto, il busto partecipano all’espressione linguistica.

Dal punto di vista pratico, questo significa che imparare la LIS richiede un approccio diverso rispetto all’italiano parlato: serve attenzione al movimento, al contesto spaziale, alla mimica. Allo stesso tempo, riconoscere questa complessità aiuta a valorizzarla come lingua piena e autonoma.

Comunità sorda in Italia: identità, cultura e diritti

La lingua è sempre anche un segno di appartenenza e di comunità.

La comunità sorda italiana utilizza la LIS come lingua madre o seconda lingua: è tramite la segnalazione che molte persone sorde partecipano alla vita sociale, culturale, affettiva.
In questo senso, la LIS non è solo uno strumento di comunicazione, ma parte integrante di una cultura: la “cultura sorda”. Un aspetto che emerge forte è l’idea che la non‑udizione non sia solo una mancanza, ma un’identità linguistica e culturale distinta.

La lingua dei segni rappresenta anche un diritto alla comunicazione, all’educazione e all’inclusione. La conoscenza e l’utilizzo della LIS favoriscono l’accesso alla formazione, ai servizi, e alla partecipazione attiva nella società.
Ricordiamo anche che il 23 settembre si celebra la Giornata Internazionale delle Lingue dei Segni, istituita per tutelare i diritti linguistici delle persone che usano lingue dei segni.

All’interno della comunità sorda si trovano associazioni, interpreti, operatori e una rete sociale che collabora per promuovere la LIS. Ad esempio, la Associazione Nazionale Interpreti e Operatori per Sordomuti (ANIOS) dal 1987 raggruppa interpreti della LIS.
In questo contesto, conoscere la LIS diventa anche un atto di apertura e rispetto verso una comunità che ha una lingua e una cultura da riconoscere.

Perché imparare la lingua dei segni: vantaggi e percorsi

Imparare la LIS è un gesto di inclusione, ma anche un arricchimento personale.

Ci sono molti motivi per cui può essere utile imparare la lingua dei segni:
– Favorisce la comunicazione con persone sorde o con deficit uditivi, riducendo barriere e isolamenti.
– Apre a modalità di espressione visivo‑gestuale: la LIS può aiutare anche uditori a sviluppare consapevolezza corporeo‑gestuale e attenzione allo spazio e al corpo.
– Rappresenta un valore aggiunto in ambito professionale: interpreti LIS, educatori, assistenti, operatori nei servizi sociali, e così via.
– È un arricchimento culturale: conoscere la LIS significa avvicinarsi a una cultura diversa dalla maggioritaria, stimolando empatia e comprensione.
Quanto ai percorsi, si può iniziare con corsi base, laboratori in associazioni, risorse online. Esistono materiali educativi specifici per la LIS.
Un suggerimento pratico: iniziare con l’alfabeto manuale, gesti semplici, e poi avanzare verso frasi e contesti comunicativi reali. Utilizzare video, fare incontri con la comunità sorda, praticare il gesto nel quotidiano. L’importante è “fare” – come per qualsiasi lingua – e non solo “vedere”.

Lingua dei segni e inclusione sociale: scuola, media, lavoro

Una società inclusiva non lascia la LIS ai margini, ma la integra nei suoi processi.

In Italia, la LIS sta trovando sempre più spazio nei vari ambiti:
In ambito scolastico e educativo: riconoscere la LIS come lingua d’istruzione, o integrarla nelle scuole per alunni sordi, significa dare pari opportunità.
Nei media e nei servizi pubblici: interpretazioni in LIS, sottotitoli, traduzioni permettono l’accesso alle informazioni anche a chi comunica in lingua dei segni.
Nel mondo del lavoro: l’abilitazione alla comunicazione in LIS può essere un requisito o un plus per professioni legate all’accessibilità, alla mediazione e all’inclusione.
L’inclusione reale richiede che la LIS sia visibile e operativa: non basta che esista, deve essere integrata, riconosciuta, praticata. È parte del rispetto per la diversità e della lotta alle discriminazioni.

Sfide e prospettive future della LIS in Italia

Quali ostacoli restano da superare, e dove può arrivare la lingua dei segni nei prossimi anni.

Nonostante i passi avanti, la LIS affronta ancora alcune sfide:
– La piena riconoscenza giuridica e sociale: sebbene il riconoscimento sia stato fatto, l’effettiva applicazione in tutti i contesti richiede tempo e impegno.
– La diffusione capillare della formazione in LIS, sia per gli interpreti che per gli utenti udenti che vogliano apprendere.
– Le risorse e gli strumenti: libri, dizionari, corsi online per la LIS stanno aumentando ma spesso non sono ancora uniformi o facilmente accessibili.
– Le nuove tecnologie: la ricerca sull’interazione fra tecnologie e lingue dei segni (ad es. riconoscimento automatico della LIS) è un campo emergente.
In prospettiva, possiamo pensare a una LIS sempre più integrata: nei sistemi di comunicazione, nell’istruzione, nei media digitali. L’obiettivo è una società in cui la lingua dei segni è parte normale della pluralità linguistica e culturale.

In sintesi, la lingua dei segni italiana è molto più di un semplice insieme di gesti: è una lingua reale, ricca, e un ponte verso una società più inclusiva. Conoscere la LIS significa aprirsi a un mondo che comunica in modo differente, ma ugualmente vivo e autentico.

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