Una grotta come le altre innumerevoli sparse sul nostro territorio?

No, una cavità un po’ particolare, spruzzata e lambita dalla storia, almeno quella locale.
Come leggo su un bel sito specializzato (I Briganti di terra nostra)… “La Caverna del brigante “Papa Ciro” (Ciro Annicchiarico, grottagliese) è una tipica cavità naturale di sbocco di un’antica canalizzazione carsica che si apre sul bordo orografico W della gravina, sotto l’omonimo monte a 352 m. slm, in territorio di Martina Franca. Un ampio ingresso, nascosto dalla vegetazione, immette in una grotta orizzontale avente direzione NW-SE profonda 35 metri, larga 6 e alta in media 2. In fondo alcuni cunicoli conducono in basse cavernette terminali che portano lo sviluppo planimetrico complessivo a 52 m. Dopo essere stato accusato (ingiustamente? Nei fatti, una violenta rivalità era nata tra don Ciro e don Giuseppe Motolese, un collega della parrocchia di Grottaglie e figlio della ricca borghesia del paese, entrambi innamorati di tale Antonia.) di un omicidio per motivi passionali, avvenuto il 16 luglio 1803, si diede alla macchia al fine di sottrarsi all’arresto. Braccato dai gendarmi, ben presto raccolse intorno a sé una nutrita banda di tagliagole con i quali fondò la setta dei Decisi, dandosi al brigantaggio e spadroneggiando per oltre 15 anni nella zona di Francavilla d’Otranto, odierna Francavilla Fontana.

Al termine delle scorribande, il “nostro”don Ciro riparava sulle alture boschive del territorio di Martina Franca, spesso sul monte o all’interno di una caverna che ancora porta il suo nome. Asserragliatosi con i suoi fedelissimi nella torre di Masseria Scasserba, Papa Ciro tentò l’ultima resistenza, ma venne costretto alla resa dal generale Church ed arrestato il 7 febbraio 1818, per essere fucilato nella pubblica piazza di Francavilla F. il giorno seguente.

Durante l’interrogatorio, il sacerdote-brigante confessò di essere l’autore materiale di 70 omicidi.”