La mia “vecchia” radio di famiglia, Geloso G26,anno 1953: più che un elettrodomestico è un mobile, con sopra il centrino, le statuine di conchiglie, l’orologio francese a corda…. Gozzano semper docet!

Il Giornale Radio, il Bollettino dei Naviganti… erano momenti quasi solenni, noi bambini venivano zittiti dagli adulti. La radio era il contatto con il mondo esterno che, per la mancanza di immagini e di cronache fedeli, continuava ad essere un mondo di fantasia. Cantanti, attori, venivano “immaginati” sulla base delle sensazioni suscitate dalla voce: Luciano Tajoili, che mio padre adorava, aveva una bellissima voce ma, certamente, non un fisico apollineo.

Ricordo la voce calda, suadente di Neil Sedaka. Lo pensavo simile all’attore “bello” dei film americani in bianco e nero, da William Holden a Robert Taylor. Me lo sono ritrovato, in foto, basso, stempiato e impomatato, con un sorriso prestampato tipo uomo da “banco”, gli mancava solo la penna dietro l’orecchio e il taccuino nelle mani, come il droghiere.

Tanto il fascino della radio che ancora, per me, permane quando, messe le cuffie, mi imbarco per isole lontane, ascoltando le musiche nelle onde medie.

E la mente vola…