
Affluenza in picchiata
Nel comune di Grottaglie l’affluenza si ferma attorno al 34,88%, a fronte di un precedente che superava il 50% (circa 50,50% alla scorsa tornata). In pratica: un elettore su tre è andato alle urne, due su tre sono rimasti a casa.
È un segnale forte di disaffezione verso la politica regionale, che si inserisce in un trend più ampio a livello pugliese, dove si registra ovunque un calo della partecipazione al voto.
Il voto per il presidente: Decaro domina in città
Guardando al voto per il presidente, a Grottaglie il quadro è netto:
- Antonio Decaro (centrosinistra): 6.003 voti, circa il 66,6%
- Luigi Lobuono (centrodestra): 2.889 voti, circa il 32,0%
- Ada Donno: 110 voti (circa 1,2%)
- Sabino Mangano: 13 voti (circa 0,1%)
Il centrosinistra, quindi, non solo prevale, ma doppia il centrodestra nel principale comune ionico dopo Taranto, ribaltando simbolicamente il clima del 2020, quando a Grottaglie fu Raffaele Fitto a imporsi su Michele Emiliano.
Liste: “Per la Puglia” e PD trascinano il campo di Decaro
Nel dettaglio delle liste, a Grottaglie il voto segue lo schema regionale ma con alcune particolarità locali. Nel campo di Decaro:
- Per la Puglia – Decaro Presidente: 1.791 voti (22,6%)
- Partito Democratico – candidato presidente Decaro: 1.470 voti (18,5%)
- Movimento 5 Stelle: 1.148 voti (14,5%)
- Decaro Presidente: 487 voti (6,1%)
- Alleanza Verdi e Sinistra: 185 voti (2,3%)
- Avanti Popolari con Decaro: 129 voti (1,6%)
Nel campo del centrodestra, invece:
- Fratelli d’Italia – Giorgia Meloni: 1.396 voti (17,6%)
- Forza Italia – Berlusconi – PPE – Lobuono Presidente: 773 voti (9,8%)
- Lega Puglia: 419 voti (5,3%)
- Noi Moderati – Civici per Lobuono: 44 voti (0,6%)
- La Puglia con Noi: 19 voti (0,2%)
Il dato che salta agli occhi è la forza del “campo Decaro”, che a Grottaglie mette insieme percentuali molto sopra la media regionale e consolida il profilo della città come area tendenzialmente di centrosinistra, dopo anni in cui il centrodestra aveva trovato spazi importanti.
I candidati grottagliesi: Lacava e Cassese
Sul fronte delle candidature locali, questa tornata regionale vedeva in lista due nomi grottagliesi nella circoscrizione di Taranto:
- Alessandra Lacava, candidata nella lista “Per la Puglia – Decaro Presidente”, originaria di Grottaglie.
- Giuseppina “Giusi” Cassese, grottagliese, candidata nella lista del Movimento 5 Stelle.
A livello di circoscrizione tarantina, Alessandra Lacava raccoglie un pacchetto significativo di preferenze, confermando un buon radicamento personale e di lista. Anche Giusi Cassese contribuisce con un numero non trascurabile di voti, inserendosi nel risultato complessivo del Movimento 5 Stelle nella provincia ionica.
Nessuna delle due, però, riesce a trasformare questo consenso in un seggio a Bari: la competizione interna alle liste e il meccanismo di attribuzione dei seggi lasciano fuori dal Consiglio regionale entrambe le candidature grottagliesi.
Il caso Lopane: sostegno in città ma niente elezione
Un capitolo a parte merita la candidatura di Lopane, sostenuto da una parte significativa dell’amministrazione comunale grottagliese. Nonostante l’appoggio politico e istituzionale raccolto in città, il risultato complessivo non è stato sufficiente a garantirgli l’elezione in Consiglio regionale.
Un esito che apre inevitabilmente una riflessione anche all’interno dei gruppi che ne avevano sostenuto la corsa, sia sul peso reale dei pacchetti di voto dichiarati, sia sul rapporto tra consenso amministrativo e capacità di tradurlo in preferenze alle urne. E’ lo specchio dell’appeal di cui gode oggi l’amministrazione?
Il precedente del 2020: il “traino” di Maria Santoro
Il confronto con il 2020 è inevitabile. Allora a Grottaglie era stato il centrodestra, con Raffaele Fitto, a prevalere su Michele Emiliano. A trascinare la coalizione fu soprattutto una candidata locale: Maria Santoro, in lista con “La Puglia Domani”.
Proprio Maria Santoro, alle Regionali 2020, raccolse in città quasi 2.200 voti di preferenza, risultando la più votata a Grottaglie tra tutti i candidati. Un vero e proprio “traino” per il centrodestra, che impose allora la narrazione di una città molto favorevole all’area guidata da Fitto.
Le Regionali 2025 raccontano invece una storia diversa: il centrosinistra non solo torna centrale, ma costruisce un vantaggio molto ampio, mentre il centrodestra regge ma non sfonda, e il Movimento 5 Stelle lavora più in profondità sul dato di lista e sulle preferenze, senza però riuscire a portare un rappresentante grottagliese in Consiglio.
Fratelli d’Italia, primo partito del centrodestra ma senza sfondare
A destra il baricentro resta saldamente nelle mani di Fratelli d’Italia, che a Grottaglie si conferma la lista più votata della coalizione e raccoglie da sola quasi un quinto dei consensi validi. Il partito di Giorgia Meloni consolida così la propria presenza in città, dando continuità al radicamento costruito negli ultimi anni, ma il risultato non basta a colmare il divario con il campo di Decaro. FdI tiene e struttura il fronte del centrodestra, ma si muove dentro una cornice segnata da forte astensione e da uno spostamento complessivo dell’elettorato grottagliese verso il centrosinistra, rendendo più difficile trasformare il buon dato di lista in capacità di competere davvero per la leadership cittadina.
Cosa raccontano questi numeri di Grottaglie
In sintesi, da queste Regionali emergono alcuni punti chiave per Grottaglie:
- Decaro domina il voto cittadino, confermando il peso del centrosinistra in questa fase
politica e spingendosi oltre la media regionale. - Il centrodestra rimane strutturato, soprattutto grazie a Fratelli d’Italia e Forza Italia,
ma non riesce a insidiare davvero la leadership del campo avversario come era accaduto nel 2020. - Il Movimento 5 Stelle tiene una posizione intermedia, con un risultato non marginale e una candidata grottagliese che raccoglie un pacchetto di preferenze significativo.
- Le candidature locali (Lacava e Cassese) non bastano a far scattare un seggio, ma indicano che Grottaglie continua a esprimere classe dirigente che prova a misurarsi anche su scala regionale, ma che ancora una volta non la vede protagonista.
- Sopra tutto, però, resta il dato dell’astensione, che rischia di essere la vera “forza
politica” del momento: una città dove meno di un elettore su tre decide di partecipare al voto è una città in cui la politica – tutta – è chiamata a interrogarsi.
Il quadro che esce dalle urne è quello di una città che, tra chi ha votato, si schiera in modo
netto con Decaro e il centrosinistra, ma in cui una parte sempre più ampia di cittadini ha scelto di restare a casa. Una doppia fotografia che nei prossimi mesi sarà al centro del dibattito politico locale e regionale.
