
La primavera 2026 segna un nuovo capitolo per la gestione faunistica nel territorio della provincia di Taranto. L’Ambito Territoriale di Caccia (ATC) di Taranto ha avviato il piano d’immissione annuale di lepri giovani, con un totale di 276 esemplari distribuiti su 32 comuni dell’area, a partire dal 18 maggio 2026.
Un’operazione capillare su tutto il territorio
Il piano copre un’ampia porzione della provincia, dalle aree più interne come Laterza, Castellaneta e Mottola fino alla fascia costiera e alle zone del Manduriano. Le immissioni sono state pianificate con cura, individuando per ogni comune una o più località specifiche dove liberare gli animali, al fine di massimizzare le possibilità di radicamento sul territorio.
Tra i comuni con il maggior numero di lepri assegnate spiccano Grottaglie con 26 esemplari totali distribuiti tra le contrade Melio e Vetrere (zona ZRC Sessolo), Sava con 14 capi nell’area di San Giovanni, e Castellaneta con 20 esemplari complessivi tra le località Magliati-ZRC Corvellara e Masseria Brigadiere. Significativa anche la quota assegnata a Manduria, con 20 lepri tra la ZRC Foggia di Sopra e la contrada Bagnolo.
Zone di Ripopolamento e Cattura (ZRC)
Un elemento rilevante del piano è il coinvolgimento delle Zone di Ripopolamento e Cattura, presenti nelle aree di Corvellara (Castellaneta), Sessolo (Grottaglie) e Foggia di Sopra (Manduria). Queste zone, protette dalla caccia, svolgono una funzione fondamentale come “serbatoi naturali” di fauna selvatica: gli animali vi si riproducono liberamente e colonizzano spontaneamente i territori circostanti, moltiplicando l’efficacia delle immissioni.
Obiettivi e prospettive
Il ripopolamento con lepri giovani risponde a una strategia consolidata di gestione venatoria sostenibile: gli esemplari giovani si adattano più facilmente al nuovo ambiente rispetto agli adulti, aumentando le probabilità di successo delle immissioni. L’ATC Taranto punta così a mantenere e incrementare la presenza della lepre (Lepus europaeus) in un territorio che, come gran parte del Sud Italia, ha visto negli ultimi decenni una progressiva contrazione delle popolazioni selvatiche, dovuta ai cambiamenti nelle pratiche agricole e alla pressione antropica.
Il successo del piano dipenderà anche dalla collaborazione dei cacciatori, dei proprietari dei fondi e degli agricoltori locali, fondamentali per garantire la tranquillità degli animali nel delicato periodo di ambientamento successivo alle immissioni.

