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Ho “incontrato” quest’opera in una calda mattina di ottobre 2016, per caso, mentre passeggiavo vicino alla basilica di s.Paolo, a Roma ed e’ un motivo in piu’ per ricordare il suo autore, Giuseppe Spagnulo, scultore grottagliese di fama mondiale, morto l’anno scorso e…mio cugino.

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Sono 19 blocchi d’acciaio ubicati ed adornanti il parco Schuster della capitale, “la foresta incantata” come viene chiamata dai suoi visitatori.

Giuseppe Spagnulo nasce a Grottaglie (Taranto), uno dei centri storici della ceramica, nel 1936. La sua prima formazione avviene nel laboratorio ceramico locale del padre, Vincenzo Giovanni (Iadduzzu) dove s’impadronisce anche della tecnica del tornio. Dopo aver compiuto i primi studi presso la Scuola d’Arte della sua città, si trasferisce all’Istituto della Ceramica di Faenza, dove è presente dal 1952 al 1958 come allievo di Angelo Biancini.Poi si trasferira’ a Milano dove svolgera’ tutta la sua attivita’ artistica.Le sue opere sono sparse per il mondo e nei principali musei di arte moderna.

Ma come Spagnulo mette in scena le sue opere?
Si porta dentro un racconto, quello delle origini: «Vengo da una famiglia di artigiani, se vogliamo artisti perdutisi, ma grandi maestri… Lavoravano per costruire enormi oggetti per contenere liquidi, il vino, l’olio. Erano grandi, immensi vasi costruiti al tornio, tanto da contenere quattro quintali di liquido, cose e oggetti reali che allora servivano, al di là della loro bellezza e della loro imponente dimensione».

Se vi va, vedetevi questo bel filmato:

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