Ogni tanto rivedo queste foto, di quella classe sezione A ormai entrata nella spessa nebbia del ricordo e della nostalgia: si assegnavano i compiti a casa anche per il lunedì (Inaudito che nella domenica si studiasse: che prepotenza e violenza antididattica contro noi. Poveri scolari!).

La vecchia cartella di cartone pressato era zeppa di libri e varie “cianfrusaglie”, i lucenti pennini di varie forme,le carte assorbenti che non impedivano di macchiarsi le mani e le dita con l’inchiostro che riempiva i piccoli calamai su ogni nero banco, le pagine del quaderno con la foderina nera e l’etichetta bianca, i colori Giotto e il portapenne con la gomma per cancellare, il panino era “imbottito” con pomodori e olio e avvolto nella “carta oliata”, bastava uno sguardo del maestro/a per stare zitti,attenti e composti, nessuno contestava per l’essere stato messo dietro la lavagna o per le ginocchia “adagiate” sui duri ceci,l’osso di seppia per pulire i pennini, la lavagna nera e lo sfilacciato cassino, la riga lasciava segni rossi e dolorose sulle palme delle mani di chi faceva questa esperienza, le divisioni a due cifre (con la loro prova del nove) e con la virgola erano il terrore incombente su di noi, nei giorni di forte pioggia mia madre mi faceva indossare i “gambali”, il cappellino con i para orecchi ed il lungo impermeabile color argento,mio padre mi foderava i libri per non sciuparli, imparavi a memoria, senza lamentarti, i versi della poesia o le province delle regioni italiane, stavi attento a non sporcarti il collettino bianco inamidato sul grembiule nero… E scusate se ho dimenticato qualcosa!

Eppure, nonostante queste “vessazioni” e imposizioni, ci siamo ancora, come persone normali!

A proposito, in foto ci sono anche due “estranee” momentanee, le figliolette del nostro caro maestro Ennio Radicchio: la classe era rigorosamente maschile!

Faccio l’appello, iniziando dal primo piano: Luisa e Giuseppina Radicchio, Francescone, Cofano (credo), Trevisani, Caramia, Sanarica, Vestita C., D’Elia G., Enriquez (quello sorridente).

(La foto, che conservo, è di Noe’ Trevisani, maresciallo fotografo AM ed amico e collega di mio padre).