«I grottagliesi si devono riappropriare della loro storia, le case del borgo antico devono tornare ad essere abitate e il centro storico va riportato al centro della città, dopo la marginalizzazione cui è stato sottoposto».

Pierluigi Cervellati, uno dei massimi urbanisti italiani, sintetizza così i punti salienti del piano di recupero del centro storico di Grottaglie, commissionato nel 1999.

Quali sono le caratteristiche dell’ antica Grottaglie? «Era la prima volta che mi confrontavo con un centro che ha mantenuto sostanzialmente leggibile l’ impianto, del VI-VII secolo dopo Cristo, d’ impronta araba. Ho lavorato a Palermo, ma lì la struttura presenta insediamenti precedenti a quelli arabi e sostanziali interventi successivi».

Grottaglie, una Medina? «Può ricordare in qualche modo Algeri. Grottaglie è una città senza strade rettilinee e senza porte, collocata su un altipiano attraverso il quale si accedeva attraverso cunicoli e grotte, ancora oggi piena di cortili e giardini, con aranceti e agrumeti».

Un vero paradiso. «Il problema è che questo paradiso è per lo più vuoto. E per tornare a vivere un centro storico deve essere abitato. Certo, in maniera moderna, che significa corretta. Ossia, individuando ad esempio parcheggi al di fuori del borgo antico».

Il suo progetto prevede anche un manuale di restauro filologico. Un costo troppo alto per la città? «Assolutamente no. Restaurare riproducendo gli antichi sistemi delle volte o di scolo delle acque, oltre a portare occupazione, ha costi uguali a quelli che si devono sostenere per costruire ex novo».