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Il Presepe di Stefano da Putignano nella Chiesa del Carmine a Grottaglie è destinato al culto popolare.

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E’ una composizione suggestiva nella sua pur apparente semplicità: la destinazione evidentemente “popolare” di tale opera ha voluto l’utilizzo del colore come principale mezzo di espressione per trasmettere alla gente semplice ed umile messaggi immediati,con una Madonna che domina la scena con il manto celeste, i personaggi dipinti di colori teneri e intensi, sotto una grotta ad arco, simile a quelle delle gravine di tufo sulla collina di Grottaglie. Ma ciò che più attrae, nel presepe di Stefano da Putignano, sono le figure del bambinello, di Maria e di Giuseppe: una sapiente gestualità e una cura dei particolari sono capaci davvero di «comunicare il mistero» dell’incarnazione di Dio nei suoi molteplici aspetti, collegando il divino all’umano.

Fu tutta opera di Stefano o il maestro si fece aiutare? Gli studiosi non si pronunciano in maniera definitiva, ma c’è chi ricorda: «Nel gruppo centrale la Vergine Maria sembra accostarsi alla scultura di Pietro Alamanno del presepe di Carbonara, per le pieghe del panneggio, la mirabile tornitura delle mani e le squisite fattezze del volto; ma è più sinteticamente concepita e depurata degli elementi estremamente decorativi e sfarzosi di questi artisti nordici».

Stefano decise di firmare l’opera alla base del bambinello: «Stephanus Apuliae Poteniani me celavit».Poiché il Presepe é ottimamente conservato, furono dunque, ben spesi quei soldi dal committente Turco Galeone di Grottaglie «nell’anno di salvezza 1530».

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