Un dedalo di stradine che costituiscono l’agglomerato del centro storico grottagliese, quando è piacevole camminare senza meta osservando la vita che trascorre senza fretta…

Qualche vecchia nonna, sempre più rara ed aggrinzita, seduta fuori dagli usci, i vasi ricolmi di gerani o petunie, i panni stesi alle finestre che sventolano al vento che si fanno accarezzare dal sole nella loro umiltà e freschezza, il candore e le rughe delle mura delle case che si intersecano tra loro …
E se hai il tempo e la volontà di fermarti un po’ e chiudere gli occhi, riesci, persino, a sentire il rumore antico della pietra che rompe il guscio della fava o il fruscio di un pettine che solca i lunghi capelli lavati col sapone rosso del bucato o le grida dei gioia di quei bambini che giocano con un pallone sgonfio o a gustare l’odore di un sugo, un tempo troppo raro e prezioso, per non essere apprezzato.

L’anima si innamora di queste meraviglie, il cuore sobbalza, le voci in dialetto ti attirano… E quando ti allontani da queste mura umanizzate, ti accorgi di aver lasciato il ritmo di una vita serena, lenta, ma non sonnolenta, banale ma sempre umana… e di aver perso tanto!

Riesci solo a pronunciare poche parole, pensando a quella persona che ha creato la tua vita e che hai tanto amata:
” …sei bella sullo spagnolesco balcone
in calce bianca,
i capelli tinti di rosso geranio,
ineffabile figura profumata di basilico,
tu sei la coscienza dell’infanzia“…